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Tango albiceleste per la Montecatini dei canestri: Chiera e Marengo festeggiano il trionfo mondiale

di Lorenzo Carducci, Raffaello De Maio
Tango albiceleste per la Montecatini dei canestri: Chiera e Marengo festeggiano il trionfo mondiale

L’asso della Fabo Herons: «Felice per Messi. E mio papà ha giocato con Maradona». Il capitano della Gema: «È stata la vittoria di un paese che aspettava da più di trent’anni»

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MONTECATINI. È domenica, due giorni fa, e Fabo Herons – Libertas Livorno si gioca alle 19, proprio per consentire la presenza al pubblico catalizzato dalla finale dei mondiali di calcio Argentina-Francia. Ma come spesso accade quando le danze le conducono talenti irripetibili come Messi e Mbappé, la Coppa d’oro rimane sospesa fino ai calci di rigore. Adrian Chiera, el diez degli aironi rossoblù e argentino nato a Córdoba, sta partecipando alla presentazione delle due squadre al Palaterme per la tredicesima giornata di serie B. Per volontà sua e del club, non sa nulla del risultato, perlomeno fino a quando sull’inno nazionale, dagli spalti vede il pollice alzato della fidanzata, accompagnato da un labiale inconfondibile: «Abbiamo vinto».

Una gioia che la guardia neo 28enne non è riuscita a coronare battendo la possente Libertas, ma che non può che lasciarlo felice come una Pasqua. «Sono molto contento – dice Adrian, che da piccolo suo papà voleva calciatore ma mentre invece lui seguì le orme di suo fratello Julian preferendo il “baloncesto” – ho sentito tutti i miei familiari, che mi hanno mandato video e foto dei festeggiamenti, per me è stato bellissimo anche a distanza. Seguo la nazionale argentina fin da bambino e poi in tutte le sue vittorie e sconfitte ho sempre tifato per Messi. Tenevamo alla vittoria del mondiale anche e soprattutto per lui, ha fatto una cosa incredibile riuscendo ad appassionare un mondo. Poi ha dovuto sopportare la pressione del paragone con Maradona, adesso è riuscito a togliersi il peso».

A proposito di Diego. Subito dopo quella celebre e indimenticabile Coppa del mondo 1986, fu organizzata una partita amichevole di beneficenza tra Velez e Belgrano. Nel Velez gioca Alejandro Chiera, padre di Adrian, calciatore arrivato fino alla serie B. E in squadra con lui il più grande di sempre, come testimoniano le foto conservate dalla famiglia Chiera. «Da quando sono bambino mi ha sempre raccontato di quella partita». Ed eccolo lì el Pibe de oro, in maglietta bianca negli spogliatoi, pronto a consegnare ai Chiera un ricordo inestimabile.

Grande gioia anche per Fernando Marengo, l’oriundo italo argentino capitano della Gema Montecatini. Sabato sera la sua squadra ha ritrovato la vittoria dopo cinque sconfitte di fila battendo Oleggio, segno di una ritrovata convinzione e vitalità. Domenica poi la ciliegina albiceleste. E Fernando ha mostrato sui social una foto che lo ritrae festante con la sua bambina, con indosso la maglia dell’Argentina. Il capitano rossoblù non dimentica certo le sue origini, anche se ormai si può considerare italiano di adozione (e di matrimonio).

«Ho visto la partita con la mia famiglia per scaramanzia – dice Marengo – come la finale di coppa America e dell’Europeo, quindi occasioni in cui siamo stati premiati sia come Argentina che come Italia, le squadre per cui tifo. È una sensazione bellissima perché non avevo mai visto vincere un mondiale all’Argentina». L’ultimo trionfo della sua nazionale infatti risale al 1986, ma Nando è nato nel 1992. «Questa vittoria nel Mondiale fa felice un paese intero – spiega Marengo – un paese che ha bisogno di qualche gioia e che attendeva questo trionfo da oltre 30 anni. Sono sempre stato fiducioso su una nostra vittoria: prima che iniziasse la competizione confidavo in una vittoria dell’Argentina, anche se c’erano squadre con più stelle e giocatori determinanti. Dopo la prima partita ho avuto qualche incertezza e il gioco poco convincente, poi per fortuna partita dopo partita sono tornati quelli che tutti si aspettavano».

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