Il Tirreno

Montecatini

Ayla Astore si riscatta al corpo libero ed è podio

Ayla Astore sul podio (terza a destra)
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Ayla Astore sul podio (terza a destra)

La ginnasta di Lamporecchio tesserata dell'Asd  Arcobaleno di Prato è terza nelle finali regionali Uisp. Dopo aver avuto un vuoto di memoria nell'esercizio con la palla è riuscita a trovare il podio con la prova al corpo libero

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LAMPORECCHIO. Era iniziato nel peggiore dei modi il pomeriggio di gare per Ayla Astore, la giovane ginnasta di Lamporecchio, alle finali regionali Uisp(terza categoria allieve) svoltesi nel Palasport di Borgo a Mozzano (LU).

Nella specialita palla, la giovane ginnasta inizia con palla tra nuca e coscia, prime movenze incerte e poi la paralisi di un vuoto di memoria. E' il panico, lo sguardo terrorizzato, l'angoscia, il pianto e l'abbandono della pedana con la musica che andava ed il pubblico ad incitare.La palla rotolata via e con essa la speranza delle nazionali. Nel palazzetto cala il gelo, con il pubblico immedesimato in quel crollo con cui nessuno mai vorrebbe confrontarsi. Ma un altro esercizio ( corpo libero) attendeva di essere eseguito dopo pochi minuti, forse troppo pochi per risollevarsi e riaffrontare la pedana. L'allenatrice dell'Asd Arcobaleno Prato, Matilde Spinelli con saggia freddezza le ha chiesto se voleva rinunciare e far cancellare la prova successiva, ma Ayla ha detto no. Rieccola in pedana, con la grinta di una leonessa ferita,col pubblico in rispettoso silenzio e l'esercizio eseguito come si deve. "E' il suo podio"  si dicono i genitori a bordo pedana.

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Ma poi, oltre alla gioia per la risalita, arriva anche il podio vero:seconda nella prova di categoria e terza nella classifica regionale specialita corpo libero,dietro due sue compagne di squadra:le brave Emma Berni ed Elena Fioretti.Alla gioia per la coraggiosa prova di Ayla, si unisce la felicità per le altre compagne di squadra che sono salite sul podio nelle le altre specialità: Vittoria Raffaelli, Alice Denti e Ginevra Gioielli.

"Dopo la crisi -racconta il padre- mi sono affacciato nello spazio prove e ho chiesto all'allenatrice di poter abbracciare mia figlia, ma Ayla non si è voltata ed ha rifiutato l'abbraccio. Allora ho capito che stava ritrovando forza e concentrazione e che sarebbe ritornata in pedana per sconfiggere il rivale della paura.Forse,se si fosse accontentata del mio abbraccio consolatorio, non avrebbe imparato che dalle sconfitte ci si risolleva soltanto trovando la forza in noi stessi e che dal pianto può nascere un sorriso".

-Vedere mia figlia in preda all'angoscia, -confessa la madre-con le mani sul volto mi ha posto in discussione sul valore e sulla qualità della scelta di supportare nostra figlia nella sua passione ma vedendo la sua reazione ho compreso la valenza educativa e formativa di quell'esperienza e di tutti i sacrifici che il percorso richiede".

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