Il Tirreno

Montecatini

Sporting, tutto ok tranne... i nervi

di Lorenzo Mei
Sporting, tutto ok tranne... i nervi

Al di là di un arbitraggio decisamente casalingo ai rossoblù a Livorno è mancata la lucidità nei momenti clou

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MONTECATINI. Cominciamo con il dire che quando tiri con il 37% ai tiri liberi e sbagli almeno tre canestri da un centimetro in momenti chiave della partita, c’è poco da recriminare sull’arbitraggio. Salvo che non si parli di minibasket.

Certo, poi ci sarebbe la verità, e per amore di quest’ultima bisognerebbe dire che la direzione di gara è stata imbarazzante, e più casalinga della casalinga di Voghera. Ma va detto sottovoce, come ha fatto lo Sporting, e senza farla troppo lunga, anche per i motivi citati in apertura.

Conferme. Da un certo punto di vista la sconfitta di Livorno ha confermato che la squadra di Barsotti se la gioca anche sui campi più difficili, anche con squadre aggressive che hanno le qualità e le caratteristiche per metterla in difficoltà.

La difesa del primo quarto ha messo un freno all’attacco di casa, tenendolo a 14 punti e permettendo a Scarone e compagni di stare in vantaggio. Il piano di gara dei rossoblù ha funzionato alla perfezione fino al massimo vantaggio, quando i primi quattro tiri liberi risputati fuori dal ferro (che avrebbero fruttato il +16) hanno gentilmente offerto ai padroni di casa le occasioni per rientrare in gara.

Passi indietro. Detto che in trasferta non ci si può aspettare lo stesso dominio visto con Cecina, qualche annotazione negativa va fatta. Anche sulla difesa. È vero che Montecatini ha subìto solo 64 punti, ma il dato è falsato dai ventuno tiri liberi sbagliati dai padroni di casa, che con il 40 per cemto hanno comunque fatto meglio dello Sporting Club. E sullo scout c’è anche un altro indizio ad aprire una piccola crepa nella prestazione difensiva: il saldo negativo tra perse (14) e recuperate (12). Viene da dire che con questo dato difficilmente Bloise e compagni riusciranno a riscuotere un premio dal contropiede, peraltro ben limitato dai rientri dei labronici.

Bicchiere. E’ sempre la solita scelta, tra vederlo mezzo pieno o mezzo vuoto. Da un lato è stata un’occasione persa, perché il Don Bosco ha praticamente giocato senza il giocatore più forte (Iardella) e perché la gara si era messa subito bene. D’altro canto i rossoblù hanno lottato fino al 40’ e se uno dei moltissimi episodi contrari si fosse risolto diversamente, ora sarebbero la capolista ammirata da tutti. Tra i giovani, se Quartuccio in attacco ha balbettato e Listwon ha sbagliato due canestri già fatti, sia questi due che Nwokoye hanno garantito un tasso di aggressività eccellente.

Nervi saltati. L’unico deragliamento vero di tutto il percorso è il fallo tecnico preso da Gabriele Niccolai, che ha reso ininfluenti i tiri liberi di Quartuccio. Senza quel fischio il play avrebbe tirato con una condizione psicologica ben diversa, è impossibile dire come sarebbe andata, e ci sarebbe stato comunque tempo per un eventuale tap-in.

Dopo una partita faticosa e mantenuta in equilibrio nonostante le avversità “ambientali”, un regalo del genere andava evitato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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