Il Tirreno

Montecatini

Lo Sporting Club 1949 promette bene

di Lorenzo Mei

Il Dna difensivo, la classe di Scarone, l’entusiasmo dei giovani: l’esordio dei rossoblù in campionato è più che positivo

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MONTECATINI. C’erano tutti gli ingredienti per mettere in difficoltà lo Sporting Club nella prima giornata del campionato 2012/13. Una squadra quasi completamente nuova (otto giocatori su dieci), due infortuni nel reparto lunghi (Pagni e Listwon), un campo “provvisorio” (quello di Ponte Buggianese, causa l’indisponibilità del Palaterme), e una neopromossa con formazione quasi immutata come avversaria. Ci mancava solo l’imprevisto, e sono arrivati un paio di black-out che hanno oscurato il parquet a causa del temporale: prima nel riscaldamento, poi poco dopo il salto a due, facendo accumulare una ventina di minuti di ritardo sulla tabella di marcia.

Alla fine, pur con un gioco ancora abbozzato e qualche amnesia di troppo in fase di tagliafuori, lo Sporting ha accontentato i tifosi, ha vinto largamente, e dal secondo quarto non ha sofferto più di tanto di fronte ai tentativi di recupero degli ospiti.

Dna difensivo. Cento, va detto, è sembrata meno solida rispetto alle aspettative, ma qui entra in gioco il dna della formazione di Barsotti, che se – dicevamo – è ancora alla ricerca di una manovra fluida, invece è già capace di infilare di tutto negli ingranaggi delle concorrenti. Ventotto palloni recuperati, sedici nei primi due tempini, sono un dato eloquente, e alla fine, come giustamente rimarcato dal coach nelle interviste, valgono una serie di contropiedi che possono fare la differenza.

Scarone Show. Naturalmente ci sarebbe da introdurre un altro argomento di un certo peso: ha la faccia sorridente, un sacco di tatuaggi ed è già riuscito a far risbocciare un amore mai sopito con il pubblico. Ovviamente si tratta di German Scarone, il protagonista della partita in attacco. Ha segnato il primo canestro, si è tenuto caldo nei minuti di oscurità, ha martellato la difesa ospite nel secondo quarto e l’ha travolta nel terzo, quando sembrava di rivedere un filmato d’archivio di una dozzina d’anni fa. E’ stato lui anche il più pronto a sfruttare giochi a due con Casoli, solo parzialmente limitato dalle scelte tattiche avversarie (zona) e si è adattato molto bene a coprire posizioni diverse del campo quando Barsotti ha schierato, come prevedibile, quintetti piccoli e piccolissimi.

Panchina promossa. L’altra nota lieta è l’apporto delle seconde linee, e anche qui va sottolineata la scelta precisa del tecnico, spiegata alla fine: primo, con questa aggressività difensiva lo Sporting non può permettersi di limitare la rotazione a sette giocatori. Neppure quando ne mancano un paio. Secondo, tutti devono sentire la fiducia ed essere pronti a dare un contributo. Renato Quartuccio (classe ’94), Andrea Chiari e Marco Di Gennaro (classe ’95) hanno tutti superato i 10 minuti di utilizzo, e alla fine l’ingresso (con 3 punti) di Mennilli (’94) ha cancellato l’unico potenziale “n.e.” dal tabellino finale.

Bilancio. Intendiamoci, ci sono margini di miglioramento, e per assurdo tra i singoli quattro protagonisti sicuri di questo gruppo (Russo, Bloise, Niccolai e Giarelli) hanno tutt’altro che brillato in attacco.

Se il conto torna lo stesso, significa che c’è comunque un’identità difensiva, e che l’ampio raccolto fatto in estate tra i giovani di mezza Italia, ha portato qualche frutto già in fase di maturazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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