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Agli azzurri non riesce l’ultima impresa

di Luca Signorini
Agli azzurri non riesce l’ultima impresa

Santini: «Volevamo fare risultato davanri ai nostri tifosi anche contro lo squadrone che ha vinto il campionato»

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BORGO A BUGGIANO. Fa poco male la sconfitta interna nell'ultima giornata di campionato. L'1-2 con cui il San Marino regola il Borgo e stacca il pass diretto per la Prima Divisione è risultato che non avvilisce. Anzi. Gli azzurri di mister Firicano tengono botta a una delle migliori formazioni del girone, la riprendono con Gucci e la spaventano in più occasioni.

Se le convinzioni erano la molla risolutrice, ecco che i giovani locali, ormai senza più obiettivi pressanti di classifica, si sono dimostrati vivi, convinti, mai impauriti. Con una voglia matta di non arrendersi, di far vedere le proprie qualità. «Anche oggi (ieri, ndr) - dice Niccolò Gucci, l'autore del gol per i padroni di casa - nonostante la salvezza raggiunta, abbiamo giocato alla morte come in tutte le altre partite del campionato. Volevamo finire bene davanti al nostro pubblico. L'obiettivo è sì raggiunto ma potevamo anche fare qualcosa di più vedendo gli avversari che ci precedono. La stagione è senz'altro positiva e la soddisfazione è grande per ciò che abbiamo fatto. Ma siamo giovani e vogliamo crescere ancora di più». Sotto il diluvio del Benedetti, capitan Di Giusto e compagni hanno messo testa e gambe di fronte ai titani spinti da circa 200 tifosi: ottime le geometrie sulla mediana orchestrate dal redivivo Tognozzi, fulminei gli spunti dei laterali Lorenzini e Di Stefano, densa di sacrificio e voglia la prova di Gucci e Santini, i due terminali offensivi.

Peccato che dall'altra parte spicchi tra gli ospiti un certo Lapadula (24 gol in campionato, record di reti nel girone A di Prima Divisione) che segna l'1-2 finale e dà i più importanti tre punti della storia sanmarinese. «Dall'inizio alla fine abbiamo provato in tutti i modi a fare lo sgambetto al San Marino - attacca Claudio Santini- ma non lo facevamo per fargli un dispetto, lo facevamo per noi, per il nostro pubblico, per chi ci ha seguito durante tutto l'anno. Volevamo dimostrare la nostra forza e qualità, di essere all'altezza della squadra che ha vinto il campionato. Con questa prova siamo riusciti a onorare la stagione fino alla fine. E lo abbiamo fatto soprattutto per noi stessi».

Da qui, da questa determinazione, da questa cattiveria agonistica senza mai mollare l'osso, deve ripartire il Borgo. Da una salvezza che per tutto il girone di ritorno non sembrava mai in discussione, da una consapevolezza e da una fiducia che giorno dopo giorno si alzava come il gallo al mattino. E poi dai giovani baldanzosi e con pochi fronzoli, veri artefici di un esordio dai professionisti confezionato non solo con la carta ma anche con i fiocchi. E per finire, da Aldo Firicano: mai polemico e mai di sentimenti eccessivi, il tecnico siciliano ha fatto marciare compatto sulle linee un gruppo che chiedeva soltanto di essere guidato.

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