La protesta
Tagli agli ippodromi Si tinge di nero il futuro del Sesana
Paolo Allegri
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MONTECATINI. Il 2012 potrebbe essere l'anno della fine dell'ippica in Italia. Con i pesanti tagli agli ippodromi e al montepremi, gli ippodromi saranno messi in ginocchio. Non ci sono più risorse per fare le gare e per organizzare un minimo di accoglienza al pubblico che vada oltre il bar e il ristorante. La crisi delle corse dei cavalli investe pesantemente anche il Sesana. L'ippodromo di Montecatini, al di là del buon valore tecnico delle corse, è in pesante crisi di pubblico e di gioco da un triennio. E dietro il rischio di chiusura si celano anche appetiti immobiliari. Se ci sono in tutte le città che ospitano un ippodromo, a Montecatini sembrano persino più forti. Perché nella compagine societaria che detiene la proprietà ci sono investitori che hanno nel Dna l'investimento nel mattone. Il presente è drammatico. Le corse e le scommesse sui cavalli non interessano più. E dopo Varenne raramente si è parlato in tv di un campione delle corse. Anche se Trenno non fa parte di quella Federippodromi che venerdì scorso in un comunicato stampa ha annunciato la cessazione dell'attività di molte piste italiane dal prossimo 1º gennaio, la controllata di Snai che gestisce San Siro e Montecatini non è esente da quei pesanti tagli. Sforbiciate alle erogazioni pubbliche da un milione di euro che taglieranno eventi, pubblicità dai budget e costringeranno una pista come il Sesana a un salto epocale. Tagliare la sua riunione primaverile e ripartire quelle 30 giornate che si ipotizzano come calendario 2012 nel periodo estivo. Pista chiusa in aprile e maggio e probabilmente, convegni solo in notturna nella stagione estiva. Troppo poco per mantenere i 250 cavalli di stanza nell'impianto e dare da vivere al personale ma anche all'indotto che le corse creano, dal fieno alla paglia, dai van al veterinario, dai commissari alle pulizie, dagli addetti al totalizzatore alla regia televisiva. Un ippodromo è un mondo di persone che con le corse ci campano. Non perché ci scommettono sopra ma perché ad ogni alba si alzano per andare a lavorare attorno ai cavalli. Del resto con quel 40 per cento in meno di risorse, gli ippodromi di trotto e di galoppo a malapena riescono a pagare i dipendenti e i collaboratori che servono per organizzare le riunioni di corse. Se ci salverà dal default si potrà forse tenere ancora aperti i cancelli con un prodotto che non sarà più venduto e promozionato. Cavalli in pista ma senza i lustrini di un piccolo gesto di accoglienza, un mercatino, una serata di gala. Ma alcune piste come l'Arcoveggio di Bologna, che hanno sempre fatto di ogni convegno un contenitore di eventi in un ippodromo ambientato per la famiglia, non ci stanno più. E proprio dal capoluogo emiliano, tramite l'amministratore delegato Tomaso Grassi, hanno annunciato già la cessazione dell'attività a partire dal primo gennaio. E anche Pisa, una delle poche piste con bilancio in attivo nel 2011, ha annunciato che con quel taglio di un milione di euro - che diventa 1,5 per gli ippodromi come Milano, Roma, Torino e Napoli - non sarà più possibile garantire l'attività. Nel 2012 dopo 115 anni rischiano di finire le corse all'Ardenza di Livorno. L'Alfea che lo ha gestito da giugno all'ultimo convegno di dicembre, non sembra interessata a proseguire. E il bando per l'assegnazione della concessione da parte del Comune rischia di andare deserto. È curioso che la gravissima crisi dell'ippica italiana arrivi mentre all'Assi, nel ruolo di segretario generale, ci sia un dirigente che a lungo tempo è stato legato a Snai e alla Trenno. Un tecnico appassionato e competente come Francesco Ruffo che, in questa epoca di pesanti sforbiciate ai bilanci dei ministeri e della spesa pubblica, non può che prendere atto che l'ippica non può più avere quel contributo statale che fino a pochi mesi fa la teneva in piedi. Ci sembra ieri che Vivaldo Baldi, Sergio Brighenti e Nello Bellei si sfidavano davanti a diecimila spettatori sulla pista del Sesana. Sembrava invincibile quell'ippica, vitale, propulsiva e grande sport. Tirava alla grande anche sui giornali e in tv. Oggi sembra un vecchio film del tempo del cinema muto. La crisi chiude anche gli ippodromi. Per stare in piedi, il Sesana nel 2012 avrà bisogno anche dei montecatinesi, di quei passionisti veri del cavallo come Stefano Tommei, come la leggenda della Simmenthal Massimo Masini, come lo stesso sindaco Giuseppe Bellandi. Se ci stringiamo tutti attorno e magari diamo un contributo di idee per salvare il vecchio ippodromo, forse la favola dei cavalli non è finita.
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