Il Tirreno

Montecatini

Ranuzzi e Montecatini si ritrovano

Lorenzo Mei
Il coach della Coopsette Castelnovo Stefano Ranuzzi
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Il coach della Coopsette Castelnovo Stefano Ranuzzi

L'ex giocatore e coach rossoblù in serie A è l'allenatore della Coopsette Castelnovo

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 MONTECATINI. Stefano Ranuzzi, il coach di Castelnovo di Sotto, che domani ospiterà lo Sporting Club, è un pezzo di storia della pallacanestro rossoblù. È arrivato da queste parti quasi trent'anni fa, come giocatore, e ci è rimasto fino all'approdo in serie A, ha cominciato la carriera di allenatore nelle giovanili (due finali nazionali con Gabriele Niccolai in campo), è passato dalla trafila di vice con Stefano Tommei, e alla fine è tornato da head coach in prima squadra nel 2000, in un'annata difficile per le vicissitudini societarie, eppure conclusa con un ottimo campionato di A1. Sarebbe rimasto in panchina, se Guizzetti non avesse chiuso la baracca, e chissà come sarebbero andate le cose senza quel fallimento. È quasi incredibile che, fino a oggi, Stefano non abbia mai giocato contro quella che per molti versi si può definire la "sua" Montecatini. Eppure le uniche volte che ha duellato con i rossoblù aveva ancora la maglia della Saradini Cremona, e faceva il play. Giocò così bene che Gino Natali e Vito Panati lo vollero in squadra.  «Me lo ricordo ancora - racconta Ranuzzi - si parla del campionato '81/82, dopodiché non mi è mai capitato di trovarmi di fronte Montecatini. Una volta ho giocato una finale femminile al Palaterme, e sentii l'emozione per via di quel palazzo, ma probabilmente stavolta non avrò le stesse sensazioni perché giochiamo in casa nostra. Certo, posso dire che Niccolai e Cei li ho allenati, che altri come Giarelli e Kilian hanno giocato con mio figlio, che Andrea Niccolai è stato mio compagno. Insomma, un po' di gente la conosco bene, ma la tensione maggiore sarà rivolta a cercare di far giocare bene la mia squadra».  I primo anno nel reggiano è stato un successo.  «Indubbiamente, anche se eravamo partiti male per colpa di molti infortuni. Basta dire che a una giornata dalla fine del girone di andata avevamo sei punti, poi ne abbiamo vinte dodici su quindici, siamo andati ai playoff arrivando addirittura in finale. Un bel campionato, ma si riparte da zero, perché le avversarie sono diverse e i cambiamenti nelle regole hanno portato tanti giocatori bravi. Insomma è un po' tutto da scoprire».  Lo Sporting è una neopromossa: che cosa si deve aspettare da questa Divisione Nazionale B?  «Credo molto equilibrio, almeno all'inizio. Personalmente vedo quattro squadre superiori alle altre, che in ordine sparso sono Lucca, Legnano, Castelfiorentino e Ozzano. Credo che la promozione se la giocheranno queste, mentre le altre andranno decifrate e il loro andamento dipenderà da tanti fattori. Oltretutto le idee saranno più chiare tra qualche settimana, perché oggi è impossibile conoscere bene tutti i giocatori di tutte le squadre, e il nostro girone quest'anno è molto diverso dall'anno scorso».  Che squadra è la tua Coopsette?  «Abbiamo confermato l'ossatura, facendo due sostituzioni importanti: il play e il pivot titolari. Tempestini e Maioli sono diversi dai loro predecessori, il primo è un costruttore di gioco, il secondo è pericoloso in attacco, l'equilibrio sarà un po' diverso, almeno in teoria».  Dallo Sporting Club 1949 che cosa ti aspetti?  «Quello che mi aspetto da tutte le squadre che non fanno parte del quartetto che ho citato. Ha vinto il campionato di C dilettanti e avrà entusiasmo, ha un buon mix tra giovane età ed esperienza in campo, e mi sembra completa. Verranno per vincere, e sarà una partita impegnativa».

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