Proteste
Il big match di Cessel
Lorenzo Mei
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LEX DI TURNO. Andrea Cessel con la maglia dellAgricola Gloria L'ex oggi al Costone: «Qui mi sento quasi come a casa»
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MONTECATINI. Che lassù, un po' sopra i due metri, avesse la testa sulle spalle, si capiva anche ai tempi di RB, per due stagioni vissute tra B1 e Legadue. Dopo l'ultimo anno da professionista puro, a Livorno nel 2007, Andrea Cessel si era messo subito a lavorare, pur senza appendere le scarpe al chiodo. Un anno da insegnante di lingua italiana per gli stranieri nei corsi serali, poi l'inizio di una carriera come consulente finanziario, la strada che voleva percorrere. Oggi il pivot del Costone ha la mente dedicata a prospetti, investimenti e rendiconto per una decina di ore al giorno, e stacca la spina per l'allenamento e le partite. Andrea, sei pronto per domenica? «Pronto? Ora come ora sono indaffarato, alla partita comincerò a pensarci nel weekend. Ormai ho un lavoro, il basket è rimasto come grande passione». Che sensazione hai nel tornare a Montecatini? «Non voglio dire che mi sento come a casa mia lì, ma è quasi la verità. Sono stato benissimo, e quello che mi fa piacere è che molte delle facce che c'erano allora, le incontrerò di nuovo, come se invece di essere tornato dopo nove anni l'avessi fatto dopo qualche mese. Naturalmente mi dispiace tornare da avversario e in serie C, non per me che è già tanto se ancora gioco, ma per Montecatini. D'altra parte se serviva una nuova partenza, è stato onesto cominciare da questa categoria piuttosto che rischiare altri problemi». Avresti mai immaginato due squadre con sole tre sconfitte a contendersi il primato dopo 28 giornate? «Probabilmente no, perché mi aspettavo qualche terza forza un po' più vicina a noi. In realtà sia noi che lo Sporting abbiamo dimostrato grande continuità in 6-7 mesi e questo ha fatto la differenza. Tante squadre hanno girato bene per un paio di mesi, ma farlo per tutta la stagione è un'altra cosa». Guarda caso sono due formazioni con pivot veri e, nel tuo caso, di grande esperienza. «Resto convinto che le squadre conviene costruirle alla vecchia maniera, partendo da play e centro. I lunghi di Montecatini sono più atletici, noi ci mettiamo il mestiere. In ogni caso i pivot hanno un compito di sostanza, che non si misura solo con i punti, e l'utilità è spesso quella di creare spazio per i canestri dei piccoli. Guarda San Giovanni, forse ha la coppia di lunghi più prolifica del campionato, però è a metà classifica». Al di là delle qualità individuali, la vostra è una formazione molto lunga. È il punto di forza più importante? «Probabilmente sì, perché quando è venuto a mancare qualcuno per infortunio c'è sempre stato un cambio che ha fatto bene. Quando è rimasto fuori Gambelli, per esempio, è esploso Bruttini. Forse quell'infortunio ci ha fatto scoprire fino in fondo una risorsa in più. E questo vale anche per i vari momenti delle singole partite». Quanto conterà il fattore campo nei playoff? «Se devo stare all'esperienza, ti dico che noi siamo andati fuori due volte al primo turno con il vantaggio del campo, quindi per noi non è un assillo, giochiamo queste due giornate e vediamo dove si arriva. Lo dico anche un po' per scaramanzia, non perché non ci interessi...» Che partita ti aspetti? «Difficile dirlo, forse un po' tesa e bruttina nei primi minuti, poi spero che ci sapremo sciogliere e ci affronteremo in una gara aperta. Può darsi che la tattica abbia un penso maggiore del solito, ma non credo che questo varrà per 40 minuti».
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