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L'ipotesi di riforma del campionatopenalizza i "senatori"

Lorenzo Mei
Mario Boni e Andrea Niccolai, due talenti senza età
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Mario Boni e Andrea Niccolai, due talenti senza età

C'è una specie di tornado che "minaccia" la A Dilettanti, ed è uno di quelli che ogni tanto soffiano nel mondo del basket italiano: l'ennesima ipotesi di riforma dei campionati, che nei giorni scorsi ha prima sorpreso gran parte dell'ambiente e poi innescato una serie di reazioni, tanto che sembra già destinata al cestino dei rifiuti.

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MONTECATINI. C'è una specie di tornado che "minaccia" la A Dilettanti, ed è uno di quelli che ogni tanto soffiano nel mondo del basket italiano: l'ennesima ipotesi di riforma dei campionati, che nei giorni scorsi ha prima sorpreso gran parte dell'ambiente e poi innescato una serie di reazioni, tanto che sembra già destinata al cestino dei rifiuti.

La novità, escogitata a quanto pare negli ambienti federali, prevederebbe dalla prossima stagione un "monte età" di 240 anni totali per le squadre di A dilettanti (e 250 per B Dilettanti e C Dilettanti). Una scelta che vorrebbe favorire la presenza in campo dei giovani, imponendo alle società una media di 24 anni. In realtà le regole considerano un età massima di 34 anni, e una minima di 18, nel senso che Mario Boni (46 anni) sarebbe conteggiato come trentaquattrenne, e a un ragazzino di 15 anni sarebbero appioppati tre anni in più.

La somma dovrebbe essere non superiore a 240 anni. Tanto per dare un'idea dell'impatto, l'Agricola Gloria, non quella con l'anziano Niccolai, ma quella con Giarelli ( '93), Mugnai ( '87), Coraggio ( '89), Nesi ( '90) e Persico ( '87) nei dieci, "sforerebbe" di 12 anni, totalizzando 252. Venuti a conoscenza di questa ipotesi, sono stati i giocatori e alcuni procuratori a protestare per primi: su Facebook è nato un gruppo "No alla proposta 2010-2011" che in quattro giorni ha raccolto oltre 900 adesioni, tra cui quella eccellente del vecchietto d'oro del basket italiano, Mario Boni, che ha subito telefonato al presidente della Fip Dino Meneghin: «È una proposta fatta senza criterio, da gente che non conosce la pallacanestro e non ha idea di come funzioni.

Si vuole far giocare i giovani imponendolo alle società, ma giovani in gamba non ce ne sono. Niccolai ed io siamo partiti dalla B quando regole sugli under non ce n'erano, ma ci meritavamo di stare in campo. Il nostro sport deve tornare libero: le società devono scegliere chi far giocare, e proposte così non rispettano chi nella pallacanestro ci lavora, ci vive e paga il muto, cioè tanti giocatori delle categorie dilettanti».

Giuseppe Cassì, presidente del sindacato giocatori (Giba), parla di proposta senza speranza: «Praticamente stiamo parlando di un fantasma. Noi siamo stati molto critici con questa ipotesi perché, pur partendo dalla giusta volontà di far giocare i giovani, non teneva conto della situazione reale. Ogni squadra avrebbe dovuto cambiare un paio di trentenni con due ventenni, e questo non è giusto.

Non solo perché ci sono persone che di questo ci vivono, e qui sto facendo un discorso di categoria, ma anche perché imporre i ventiquattrenni non favorisce la crescita dei giocatori, che si formano a 18 anni e non certo a 24. Semmai si dovrebbe pensare ad incentivi economici per le società che fanno davvero giocare i giovani». La tappa cruciale è il consiglio federale del 5 marzo. «In questi giorni - spiega il presidente della Lega Pallacanestro Roberto Drocchi - si stanno valutando le ipotesi e ci si sta rendendo conto che quell'idea di monte età ipotizzata dalla Fip in un incontro a cui erano presenti sia la Lega che la Giba, non ha i presupposti per andare avanti.

Le società non la comprendono, e pur accettando il principio di promuovere l'utilizzo dei giovani, la formulazione non funziona. Ne discuteremo in assemblea sabato e vedremo che posizione prendere».
Una posizione l'ha presa, anche per scritto, Supermario, che sulla sua pagina di Facebook ha pubblicato una nota in cui dice: «Sono giunto ormai al termine della mia carriera (era ora direte voi) ma non posso accettare senza combattere regole che rovinino lo sport che più ho amato». Giocatore, telecronista, e ora anche barricadero.

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