Gioco
Eurospin al Cardino, adottata la variante dell’area commerciale lungo la Lucchese a Pescia
La superficie della struttura commerciale passa dai 1.500 previsti a 2.135 metri quadrati
PESCIA. L’avviso di adozione e deposito di variante al Piano Operativo relativo all’intervento lungo la Via Lucchese, tra le Casacce e Collodi (all’altezza del Cardino), per la realizzazione di un’area commerciale.
Entrando nel dettaglio si tratta di intervenire su una precedente variante del 2023 che aveva previsto un’area a destinazione commerciale all’interno della zona inizialmente a sola destinazione urbanistica a carattere residenziale (e nella quale era previsto un piano attuativo convenzionato che però non aveva mai visto la luce). Quella variante iniziale prevedeva una destinazione di 1.500 metri quadrati per la struttura commerciale. Con la nuova variante, che va incontro alle esigenze del privato, quei 1.500 metri quadrati salgono a 2.135, di cui 1.500 per la superficie di vendita e i 635 metri quadrati in più come magazzino (e la struttura commerciale che vedrà la luce, come è noto da tempo, sarà un supermercato Eurospin).
Il progetto, nel suo complesso, prevede anche altri aspetti importanti. Per esempio, come compensazione urbanistica, il privato cederà al Comune parte dell’area per ampliare la scuola dell’infanzia del Cardino, che si trova proprio lì accanto, e sono previsti parcheggi pubblici e una nuova viabilità. Entrando nel dettaglio la superficie complessiva interessata è di 12.690 metri quadri, dei quali 5.767 destinati alla superficie fondiaria (ossia all’intervento del privato) e 6.923 alle dotazioni territoriali, a loro volta suddivise in 1.999 metri quadri per la realizzazione di parcheggi pubblici, 1.287 per la nuova viabilità (dei quali 456 da cedere all’amministrazione pubblica per realizzare la rotatoria di innesto sulla via Lucchese), 2.297 destinati agli spazi verdi pubblici sotto forma di barriere verdi di contorno, e 1.340 metri quadri da cedere al comune per ampliare la scuola del Cardino. Nei 5.767 metri quadri della superficie fondiaria troverà posto la struttura commerciale da 2.135 metri quadrati che avrà un’altezza massima di 6 metri e mezzo.
Adesso come detto si è aperto il periodo delle osservazioni, che dovranno essere presentate da eventuali interessati entro il 4 dicembre. Dopo di che al variante tornerà in consiglio, per l’esame delle osservazioni stesse e per la successiva approvazione.
In tutta questa vicenda c’è poi un interessante aspetto di carattere che potremmo definire sociologico, ossia una sorta di adattamento del territorio alle esigenze delle persone, andando in un certo senso incontro alle teorie elaborate da Jane Jacobs quasi 70 anni fa, nel momento del boom dell’edilizia residenziale pubblica. Il suo nome probabilmente non dirà nulla a molti, eppure dovrebbe essere ben noto agli urbanisti. E quel verbo al condizionale (”dovrebbe”) non è casuale, visto che basta guardarsi attorno per comprendere che le sue teorie non sempre, anzi, quasi mai, hanno trovato applicazione nel “disegnare” una città. E questo lo si vede soprattutto nelle zone destinate a ospitare l’edilizia residenziale pubblica. E no, la Jacobs non era un architetto o un un’urbanista, bensì un’antropologa. Studiava l’uomo, il suo comportamento e il suo relazionarsi con ciò che lo circonda, cosa che invece, troppo spesso, non facevano invece i progettisti che disegnavano i quartieri popolari.
Ed è così che sono nati insediamenti più o meno grandi, fatti a volte di giganteschi monoblocchi abitativi (un esempio non lontano da noi quello delle Fornaci a Pistoia), oppure, diffusi un po’ ovunque, gruppi di palazzine una accanto all’altra. Abitazioni magari a misura d’uomo, ma non a misura di comunità, con intere zone “fredde” perché, sostanzialmente, quello che veniva fuori erano sempre dei quartieri dormitorio, dove si tornava la sera e si usciva la mattina, per andare altrove a fare tutto il resto (lavorare, studiare, divertirsi, vivere). E poco importava che queste zone fossero dotate di verde o aree giochi, perché mancava tutto il resto: negozi, locali, persino uffici, in cui sviluppare una socialità, uno spirito di comunità come invece avviene per esempio nei centri storici, dove è la comunità ad aver creato l’ambiente che la circonda e non il contrario, magari con un’urbanistica più “incasinata”, ma “viva”. Non più solo un insieme di palazzi dove dormire, anche in una zona piacevole come può essere lo stesso Cardino, ma un luogo dove vivere.
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