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Scuola calcio chiusa a Monsummano, l’esposto delle famiglie per i mancati rimborsi: le cifre, i motivi e gli scenari


	Il campo sportivo Loik (foto Nucci)
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Il campo sportivo Loik (foto Nucci)

L’assessore allo sport: «Fanno bene a chiedere giustizia»

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MONSUMMANO. L'autunno sta iniziando e l'iscrizione se ne va. Questo sembra essere il triste refrain della storia, non a lieto fine, delle quote pagate in estate da molti genitori per iscrivere i propri figli alla scuola calcio dei Giovani Granata Monsummano, che una volta incassati i soldi ha chiuso i battenti. Sono in molti quindi i genitori pronti ad adire le vie legali in sede civile, per cercare di ottenere indietro quanto da loro corrisposto (si parla di circa 18mila euro in totale). Il mese di ottobre ormai è entrato nelle sue settimane conclusive e quando, con il ritorno all'ora solare, giungerà novembre sarà scaduto il termine ultimo indicato, bonariamente, dalla società calcistica monsummanese per rimborsare le famiglie per le quote di iscrizione per corsi mai effettuati e per ricevere i kit sportivi che sono rimasti invece nei sogni di tanti giovanissimi atleti delusi dal comportamento dei "grandi".

La ricostruzione

Il 9 agosto scorso infatti la società calcistica con base al campo sportivo Loik ha avvisato i genitori di aver sospeso la sua attività, concedendo lo svincolo a tutti i giovani tesserati, vanificando così i pagamenti effettuati (magari in un'unica soluzione per ottenere condizioni migliori). Non vedendosi restituire tempestivamente quanto versato, i genitori hanno cercato di coinvolgere il Comune di Monsummano, con cui la società aveva in atto un contenzioso per la gestione dell'impianto, senza però ottenere alcun tipo di risultato, almeno fino ad ora. Molti di questi genitori, si sono dunque rivolti all'avvocato Daniele Casciani, coinvolto nella vicenda perché i suoi due figli erano anch'essi tesserati con i Giovani Granata. Il legale ha affrontato subito la questione con la massima energia, contattando direttamente anche lo studio legale a cui si appoggia l'attuale dirigenza della società calcistica.

Il legale

«Malgrado in questi due mesi abbia tentato di giungere a una soluzione bonaria per far recuperare i soldi alle famiglie, ciò non è stato possibile – spiega Casciani – questo si è verificato unicamente perché la controparte, al di là delle promesse, poi rivelatisi assolutamente vane, non ha mai formalizzato nessuna proposta nemmeno transattiva ». Questo dato di fatto fa dire al professionista che «adesso ogni famiglia si sentirà libera di agire, in sede civile, come meglio crede, per poter cercare di ottenere soddisfazione alle proprie richieste. Io intanto da parte mia ho depositato alla procura della repubblica di Pistoia un esposto per verificare se nella vicenda esista o meno una rilevanza penale».

Le cifre

La somma incassata dal club cittadino che poi non ha erogato alcun tipo di servizio ai suoi ex tesserati ammonta, indicativamente, a circa 18 mila euro. Una cifra che, pur essendo importante, non è certo monstre ma che, di fatto, ha provocato un autentico terremoto nel sempre attivo emisfero del calcio giovanile monsummanese. «La mia opinione è che le famiglie non rimborsate dai Giovani Granata bene faranno a ricorrere alla giustizia civile per ottenere giustizia – afferma l’assessore allo sport Libero Roviezzo – oggi tuttavia il calcio giovanile a Monsummano non è “morto” ma è risorto più sano e forte che mai grazie alla nascita della nuova società Città di Monsummano che, attualmente, ha già 45 ragazzi tesserati (è stata costituita da tre società diverse, ndr). In questa nuova società si sono tesserati tutti quei ragazzi che, a causa dello svincolo coi Giovani Granata, si erano trovati a essere senza squadra. Le loro famiglie, per quest'anno, non pagheranno niente e questo è già un piccolo aiuto. Il Comune poi potrà mettere a disposizione di queste famiglie le somme che otterrà dall'organizzazione di partite o tornei benefici nei prossimi mesi».

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