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Montecatini, prestiti a tassi di oltre il 100% Chiesto il rinvio a giudizio

di Massimo Donati
Montecatini, prestiti a tassi di oltre il 100% Chiesto il rinvio a giudizio

Usura, estorsione e truffa le accuse nei confronti di un 65enne

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Montecatini Appreso della grave situazione di indebitamento della sua “amica” imprenditrice, si era offerto di prestarle del denaro, in amicizia, proponendole nel contempo un investimento sicuro e assai remunerativo con cui avrebbe potuto rapidamente risolvere tutti i propri problemi economici. Solo che, nel giro di poco tempo, quel prestito era risultato essere tutt’altro che amichevole, visto che comportava interessi del cento per cento ogni 15-30 giorni. E quell’investimento in una società Bulgara dal futuro radioso si era rivelato una truffa.

Per lo meno per la procura di Pistoia che, al termine delle indagini portate avanti dalla guardia di finanza, ha chiesto il rinvio a giudizio di Luciano Gestri, 65 anni, originario della provincia di Torino e residente a Pescia, per i reati di usura aggravata, estorsione, truffa, atti persecutori e autoriciclaggio dei proventi illeciti. Reato, quest’ultimo, di cui sono accusati anche la moglie e la figlia: anche loro due dovranno comparire davanti al gup del tribunale.

All’inizio dello scorso aprile, Gestri era stato sottoposto agli arresti domiciliari dal giudice delle indagini preliminari Alessandro Azzaroli, che aveva accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dal pm titolare del fascicolo Leonardo De Gaudio. Contemporaneamente era stato anche eseguito un decreto di sequestro preventivo di oltre 1,3 milioni di euro: cifra equivalente a quella che attraverso i reati di usura, truffa ed estorsione l’uomo avrebbe incassato dalla vittima, per poi trasferirli – sempre secondo l’accusa – sui conti dei familiari o utilizzarli per acquistare auto e moto di lusso e altri beni intestandoli poi agli stessi.

Le indagini delle Fiamme gialle avevano preso il via proprio da una segnalazione anonima che riguardava l’incompatibilità tra lo stile di vita dell’indagato e dei suoi familiari con quella che risultava essere la sua situazione economica ufficiale: dichiarazioni dei redditi omesse o incomplete, nessun bene intestato e, soprattutto, un debito con l’erario di quasi due milioni e mezzo di euro. Dai preliminari accertamenti bancari erano emersi degli ingenti flussi di denaro sui conti bancari di Gestri, della moglie e della figlia provenienti da conti riconducibili a un’imprenditrice torinese e alle sue società.

E quando i finanzieri avevano raccolto la testimonianza della donna, era venuta fuori l’origine di tale disponibilità di denaro. Aveva raccontato di aver ricevuto in prestito dal 65enne, a più riprese, complessivamente 150.000 euro. L’uomo inizialmente le aveva assicurato che si trattava di un prestito a titolo di amicizia, dicendole che non voleva ricevere interessi ma solo il rimborso delle spese connesse allo svincolo del denaro dagli investimenti in cui era immobilizzato. In realtà, nel tempo, ogni 15-30 giorni, la vittima sarebbe stata costretta a versare consistenti somme a titolo di “spese”, mai documentate dal sedicente “amico”, e a rilasciargli, come garanzia, una procura speciale a vendere alcune proprietà immobiliari e diversi assegni che l’uomo, poi, minacciava periodicamente di riscuotere, perseguitandola con continui messaggi e telefonate intimidatori (anche trenta al giorno), inviandole addirittura foto di lui davanti alla banca pronto a entrare per riscuotere gli assegni avuti in garanzia qualora lei non gli avesse pagato gli interessi.

Interessi che, alla fine dei conti, erano risultati di un tasso superiore al 100 per cento quindicinale o mensile. Per ottenere i quali, ha raccontato la vittima, non avrebbe esitato a minacciarla neppure il giorno in cui stava per andare in ospedale a partorire, costringendola ad acquistare 47 cambiali, di cui 17 del valore di 340.000 euro complessivi e le rimanenti in bianco.

Inoltre, come detto, l’imprenditrice sarebbe stata anche vittima di una truffa. La donna ha raccontato di essere stata indotta, con il miraggio di rapidi e cospicui guadagni, a investire un milione di euro in una società bulgara, della quale il sedicente amico le aveva mostrato la documentazione che ne attestata falsamente lo stato attivo e un crescente volume d’affari, ma che, nei fatti, non era mai stata operativa.

Un analogo truffaldino investimento, in un’altra impresa bulgara, era stato prospettato a un secondo imprenditore piemontese, che veniva dapprima indotto a rilasciare dal 65enne pesciatino 40 cambiali firmate in bianco e poi costretto a versare allo stesso oltre 54mila euro dietro minaccia di porle all’incasso.l

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