Il Tirreno

Montecatini

Chiusura del passaggio a livello Rfi precisa: «È tutto da valutare»

di Luca Signorini
Nella foto a sinistra un’immagine di via Tripoli, a destra l’incrocio su corso Matteotti subito dopo il passaggio a livello di via Tripoli (foto Nucci/Innocenti)
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Nella foto a sinistra un’immagine di via Tripoli, a destra l’incrocio su corso Matteotti subito dopo il passaggio a livello di via Tripoli (foto Nucci/Innocenti)

Pieri (Confcommercio): «Le attività di via Tripoli rischierebbero di sparire»

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MONTECATINI. Levata di scudi ad onor del vero blanda e scarso putiferio sollevato, almeno da come ci si poteva aspettare vista la rilevanza della questione, dopo la doppia lettera del 3 e 4 luglio scorsi arrivata in municipio da Ferrovie dello stato, che chiedeva al Comune di procedere con due ordinanze e autorizzazioni. Una per la chiusura del passaggio a livello di via Tripoli, per intendersi al Tommei, ingresso al centro lato corso Matteotti. L’altra per la riqualificazione del sottopassaggio ferroviario di via Leonardo da Vinci, in zona stadio-ippodromo, quello che si allaga sempre quando viene la burrasca e che da sempre presenta due marciapiedi per i pedoni piuttosto ristretti.

Adesso Rete ferroviaria italiana precisa al Tirreno: «A seguito di una segnalazione di Ansfisa (attività di vigilanza per verificare la sicurezza in ambito ferroviario, stradale e autostradale), che ha evidenziato il passaggio a livello in oggetto tra quelli per cui procedere prioritariamente alla chiusura, Rete ferroviaria italiana ha scritto al Comune di Montecatini Terme chiedendo un incontro per valutare la possibilità di chiusura del passaggio a livello e nel caso l’eventuale viabilità alternativa. Si tratta di una comunicazione iniziale per fissare un incontro e valutare le eventuali possibilità di azione».

Dunque a quanto pare nessuna chiusura immediata delle “sbarre” ai binari come sembrava, ma “soltanto” l’inizio della procedura per arrivare a cotanto obiettivo, che resta. Rimane la rilevanza della vicenda, una delle primissime grane per la nuova amministrazione, che dovrà affrontarla e pianificare dove e come far passare auto e pedoni. Sullo sfondo sottopassi e sopraelevate, oppure tragitti un po’ più lunghi da sopra a sottoverga.

Tuona comunque sull’argomento (almeno lui) Nicola Pieri, presidente della delegazione di Montecatini della Confcommercio, che ha l’attività proprio in via Tripoli a poche decine di metri dal passaggio a livello in predicato di essere rimosso e sostituito con muri in cemento armato, sull’esempio della vicina Pieve a Nievole (lì l’opera è legata al raddoppio ferroviario, qui trattasi di motivi di sicurezza in quanto la rete ferrata tra Montecatini e Pescia, per quello che si sa, resterà a binario unico).

«La chiusura del passaggio a livello di via Tripoli, aldilà della lettera inviata da Rfi all’amministrazione comunale, non è un’ipotesi contemplabile. Un’enorme fetta del commercio locale rischierebbe di sparire e la circolazione entrerebbe nel caos – afferma Pieri – ribadiamo, come del resto abbiamo fatto già in passato, la nostra più totale opposizione all’ipotesi di una chiusura, perché andrebbe a creare una inaccettabile divisione in due della città. Segnaliamo, inoltre, che già da alcuni mesi questo passaggio a livello viene chiuso con anticipi che non ci sembrano congrui rispetto al passaggio dei treni, e che vanno dai 10 ai 15 minuti. Se Rfi dovesse proseguire nel suo intento è chiaro dunque che ci muoveremo in tutte le sedi opportune per tutelare uno snodo assolutamente nevralgico per il commercio e la viabilità cittadina. Il lavoro di decine di imprese e il benessere della cittadinanza non possono essere prevaricati». Posizione dura dell’associazione di categoria dunque.

Così il consigliere comunale di opposizione Edoardo Fanucci: «Si tratta di un fulmine a ciel sereno, la città non è preparata ad affrontare un intervento del genere, che sembra proposto in modo scientifico a pochi giorni dall’esito elettorale. Sono anche deluso e amareggiato del fatto che il sindaco abbia presentato la notizia al consiglio comunale solo a distanza di una settimana dalla lettera, e cosa ancor più grave alla fine della seduta quando tutta la cittadinanza intervenuta era andata via. Sono elementi simbolici che hanno un peso». Aggiunge: «Intendiamo avere una posizione chiara e netta: la città non può essere tout court divisa in due, no a “muri di Berlino”, no a una divisione lacerante e profonda che chiuderebbe a ogni qualsiasi ricucitura urbana. Serve una discussione meditata e risorse importante per capire come procedere alla rigenerazione e riconnessione urbana. Non si può semplicemente chiudere un passaggio a livello e issare dei muri. Ci muoveremo in tutte le sedi per costruire un confronto reale e serio».


 

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