Il dolore
Pescia, tutto fermo per il nuovo Lorenzini. Il comitato scrive ai parlamentari
Lettera per sollecitare l’utilizzo di fondi per l’edilizia scolastica con mutui europei «In assenza di risorse sarebbe inutile trovare e acquistare l’area per la nuova sede»
Pescia Lamentano immobilismo, insomma che intorno alla questione sia tutto fermo e che nessuno muova un dito. Nuova sede del glorioso liceo Lorenzini di Pescia: il Comitato costituito da prof, studenti, genitori e cittadini adesso prova a farsi sentire inviando un’accorata lettera indirizzata ai senatori e ai deputati in carica eletti nei collegi della Toscana, senza distinzioni politiche.
La richiesta è pressante, come si legge nella missiva firmata dalla presidente del Comitato per la nuova sede del Lorenzini, Laura Papini. «Il Comitato, che sollecita puntualmente le amministrazioni locali monitorandone l’operato, chiede a tutti di fare la propria parte: allo Stato di programmare, per decreto, i fondi per l’edilizia scolastica con i mutui Bei (Banca europea degli investimenti). È chiaro infatti che l’individuazione e l’acquisto di un’area per l’edificazione del nuovo liceo Lorenzini, da parte di Comune di Pescia e Provincia di Pistoia, potrebbe essere inutile in assenza di fondi per l’edilizia scolastica di competenza del governo centrale». E ancora: «Ci preme ribadire che il Lorenzini, come tutte le scuole, è un presidio dello Stato sul territorio e rappresenta una ricchezza per tutti. Siamo pertanto a ribadire di farsi carico della situazione rappresentata e impegnarsi per reperire, al più presto, le risorse necessarie alla costruzione della nuova sede scolastica, che salvi la scuola dall’inevitabile declino e ci restituisca un’unica sede, per tutelare il diritto allo studio delle future generazioni in ambienti funzionali e sicuri per tutti».
La questione è arcinota. Le classi del Lorenzini sono distribuite in cinque sedi a Pescia dopo che nella primavera del 2022 fu dichiarata inagibile la sede storica del complesso di San Michele, da allora otto aule sono state ricavate all’ex tribunale di piazza San Francesco nell’inverno del 2023, e ancora prima nelle sedi di piazza Da Vinci e di via Trieste, nella zona dell’ufficio postale e dell’Agenzia delle entrate, e poi al piano terra e al primo dell’edificio di via Sismondi, nel frattempo parzialmente messo in sicurezza.
Ma insomma il liceo resta "itinerante", alunni e prof sono costretti a fare la spola da una sede a un’altra (inizialmente sono stati sette i luoghi dove erano collocate le classi, poi scesi a cinque). Sullo sfondo le discussioni per realizzare una nuova sede moderna dove concentrare tutta la comunità scolastica del glorioso istituto, nato nel 1961 come scuola pubblica, sotto forma di istituto magistrale, e dal 1973 con un percorso liceale che ad oggi prevede cinque indirizzi di studio, quali liceo classico, liceo linguistico, liceo delle scienze umane, liceo scientifico, liceo scientifico delle scienze applicate, che nel corso del tempo lo hanno fatto diventare un’eccellenza per il percorso di studi che offre.
L’ipotesi più accreditata era quella di costruirlo nell’area ex vivaio Santoni, un terreno di circa 30mila metri quadrati che dovrà essere espropriato, si trova a sinistra del torrente Pescia fra il ponte del Marchi e il ponte Europa, una previsione contenuta anche in una variante urbanistica. Di questo opzione si sono però perse le tracce con la Provincia di Pistoia che l’ha definita non praticabile, nonostante la Regione Toscana avesse assegnato all’ente di piazza San Leone 700mila euro per l’acquisto dell’area e altri 300mila per la progettazione, fissando comunque una scadenza al 31 dicembre di quest’anno, «crediamo sia difficile riuscire ad utilizzare questi fondi rispettando i tempi», sottolineano dal Comitato. Da qui la lettera ai parlamentari chiamati a dare delle risposte a una scuola che perde iscritti e che senza una sterzata è destinata a ridimensionarsi.
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