Il dolore
Omicidio a Buggiano, indagato il compagno della donna uccisa
L’uomo si proclama innocente: «Non ero lì da alcuni giorni»
BUGGIANO. È formalmente indagato per il reato di omicidio il compagno della donna di 38 anni, madre di quattro figli, trovata morta, strozzata, martedì mattina nel piccolo campo nomadi di Buggiano. Fin dalle prime ore dopo la scoperta del cadavere, Marco Satori, 43 anni, che immediatamente si è dichiarato del tutto estraneo al delitto, è sempre stato il principale sospettato per la procura di Pistoia. Adesso, il pm titolare dell’inchiesta, Leonardo De Gaudio, ha deciso di ufficializzare tali sospetti trasformando il fascicolo contro ignoti aperto sul delitto in un fascicolo che porta sulla copertina il nome e il cognome dell’uomo, soprattutto per garantire il suo diritto alla difesa in vista dell’autopsia su Giusy Levacovic, che verrà eseguita questa mattina all’obitorio dell’ospedale di Pescia.
Un atto irripetibile per il quale gli avvocati difensori di Satori (Stefano Camerini e Michele Nigro, del foro di Prato) hanno così potuto nominare un proprio consulente di parte, il medico legale Giuliano Piliero, che assisterà all’esame che la procura ha affidato al collega Brunero Begliomini.
Quest’ultimo ha ricevuto l’incarico di accertare la causa della morte, quasi certamente avvenuta per strozzamento visti i lividi trovati sul collo della vittima, che ricalcano la forma delle dita dell’assassino. Ma dovrà anche verificare l’eventuale presenza di tracce di dna di chi l’ha uccisa, in particolare se sotto le sue unghie vi siano residui di pelle, rimasti lì in un estremo tentativo di difesa: la comparazione con le schedature genetiche presenti nella banca dati delle forze dell’ordine potrebbe portare all’identità dell’omicida.
Tra i quesiti posti dalla procura nell’affidamento dell’incarico, anche l’accertamento della presenza di altre lesioni riconducibili sia all’aggressione culminata con la morte che ad altre avvenute in precedenza: il lungo rapporto (la loro figlia maggiore ha 22 anni) tra Giusy Levacovich e Marco Satori è stato definito dai familiari, che hanno anche parlato di maltrattamenti, come burrascoso negli ultimi tempi.
Uno di loro avrebbe addirittura riferito di aver sentito i due litigare e urlare a lungo la notte precedente il ritrovamento del cadavere.
Fatto sta che Marco Satori si è fin da subito dichiarato innocente. Ai carabinieri ha spiegato che addirittura non si trovava da qualche giorno a Buggiano quando la compagna è stata uccisa: ospite da dei parenti in un campo nomadi del Pratese, ha contattato subito il proprio avvocato non appena ha saputo che i carabinieri lo stavano cercando, per poi presentarsi con il legale alla caserma di Iolo e mettersi a loro disposizione. Accompagnato poi al comando provinciale di Pistoia, lì ha subito consegnato spontaneamente ai militari il proprio cellulare affinché potessero controllare le telefonate fatte e ricevute e anche i suoi spostamenti, attraverso le celle telefoniche via via agganciate durante le conversazioni. Elementi che, secondo lui, lo scagionerebbero, così come il gps dell’auto presa a noleggio che stava utilizzando in quei giorni in cui non era a Buggiano.
Marco Satori è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. In passato è stato arrestato più volte per furti su auto o in abitazione messi a segno fra Lucca, Prato e Massa.
Il corpo di Giusy Levacovich (anche lei con qualche precedente) è stato scoperto attorno alle 9,30 di martedì da uno dei suoi figlioletti (per loro, accuditi adesso dalla sorella maggiore e dalla nonna materna, la procura ha fatto nominare un curatore legale). Dopo averla strozzata, in un maldestro tentativo di inscenare un suicidio, l’assassino ha trascinato la donna sotto un albero sul retro della casetta prefabbricata in cui viveva con il compagno e i tre figli minori, per poi utilizzare un paio di pantaloni, annodandone una gamba attorno al collo, per indurre a pensare a un’impiccagione. Senza successo, dato che fin da subito sono apparsi evidenti al medico accorso sul posto i lividi sul collo lasciati dalle dita di chi l’aveva strozzata in quel piccolo campo nomadi, abitato da un paio di famiglie di origini sinti, realizzato su un terreno privato circondato da alte siepi in via 24 Maggio, fra Buggiano e Chiesina Uzzanese.
Immediatamente i sospetti dei familiari (e della procura di conseguenza) si sono focalizzati sul compagno, alla luce della loro relazione definita burrascosa e della furibonda lite che, a loro dire, sarebbe avvenuta nella notte all’interno della casetta.
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