Attenzione
Montecatini, morì soffocato da un boccone: rinviata a giudizio la madre
La donna secondo l’accusa non chiamò i soccorsi per il figlio 18enne disabile
MONTECATINI. Negli ultimi anni, da quando aveva cominciato a frequentare la setta religiosa di una sorta di santone, di un ex sacerdote scomunicato dalla Chiesa, la donna avrebbe via via trascurato sempre di più il figlio disabile, arrivando a lasciarlo a volte da solo in casa nonostante avesse bisogno di un’assistenza continua per qualunque necessità, essendo immobilizzato fin dalla nascita a causa di una tetraparesi spastica e di altre malattie congenite. Per poi rincasare anche la mattina successiva, senza neppure avvertire il marito. E quel pomeriggio del gennaio dello scorso anno, lo avrebbe lasciato in salotto abbandonato a se stesso, nonostante, come spesso accadeva, poco prima, mentre gli stava dando da mangiare, avesse manifestato chiari sintomi di soffocamento. E se ne sarebbe andata in un altra stanza. Per poi scoprire, ripassando per caso davanti alla porta, che il ragazzo pareva non respirare più. Limitandosi però a quel punto a cercare di telefonare al marito anziché chiamare il 118 o portare lei stessa il figlio al pronto soccorso di Pescia in auto.
La setta
Fatto sta che quando il marito, un’ora dopo, l’aveva richiamata dal lavoro, non c’era ormai più niente da fare. Una vicenda drammatica quella che ieri mattina, lunedì 20 maggio, è stata ripercorsa davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Pistoia, che, su richiesta della procura, ha rinviato a giudizio la cinquantenne montecatinese con l’imputazione di omicidio colposo. Nel corso dell’udienza preliminare, il marito e i nonni del ragazzo morto si sono costituiti parti civili, rappresentati dall’avvocato Mauro Domenici, del foro di Lucca. Lo stesso legale che aveva predisposto la querela presentata in procura, in cui veniva spiegato nei dettagli il percorso di “abbandono” progressivo che, secondo il marito della donna, a suo dire sempre più succube della sorta di setta religiosa che aveva iniziato a frequentare, aveva portato alla tragica morte del figlio.
L’inchiesta
Fatto sta che, al termine delle indagini, il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, ha chiesto il rinvio a giudizio della donna, per aver omesso i “necessari atti a tutela della salute del figlio”, che “per la sua patologia aveva in più occasioni manifestato palesi difficoltà di deglutizione e pericolo di soffocamento, nei mesi e nei giorni antecedenti al decesso, anche inseguito a ripetuti episodi di inalazione di materiale alimentare”. In particolare, il giorno della morte, il ragazzo “rimaneva da solo, con un boccone ancora fermo nel cavo orale”. Per poi manifestare “chiari sintomi di insufficienza respiratoria”. E la madre, pur consapevole di tali sintomi – scrive il pm – ometteva di chiamare i soccorsi, facendo trascorrere non meno di un’ora rispetto alla constatazione dell’emergenza”. A febbraio prossimo, il processo davanti al giudice monocratico.
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