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Montecatini, il derby è della Fabo tra i duemila del Palaterme

di Lorenzo Mei

	Un momento del derby (Foto Nucci)
Un momento del derby (Foto Nucci)

Spalti gremiti e in festa, sfottò e cori, decibel alti, emozioni: il racconto del “fuori” parquet

24 marzo 2024
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MONTECATINI. La tredicesima stracittadina della nuova vita della pallacanestro termale sorride alla Fabo Herons di coach Federico Barsotti: il finale dice 77 a 68 contro una Gema che comunque ha venduto cara la pelle, in quello che è forse stato il più bel derby tra le due “giovani” società. 

Se dalle rispettive tribune arriva qualche punzecchiatura con i tifosi Gema che cantano “Chi non salta è un piccione” e quelli degli Herons che rispondono “I campioni dell’Italia siamo noi” il prepartita sul parquet comincia sotto l'insegna del fairplay: la società di casa si congratula a mezzo speaker per la conquista della Coppa Italia. Il sindaco Luca Baroncini consegna la palla della partita agli arbitri, incorniciando il momento di popolarità del basket in città. L’entusiasmo sembra una ola che attraversa il Palaterme: prima salta la curva Est e il pubblico fuori casa, poi, dopo la progressione della Gema, è il pubblico di casa gonfiarsi. L’intervallo promette una partita viva. Il presidente Gema Alessandro Lulli sorride e saluta la curva alzando il pugno, quello degli Herons Andrea Luchi prende fiato dalla tribuna. Nel terzo quarto il livello dei decibel è da seria A.

Probabilmente è il derby più bello giocato finora; dopo il sorpasso, Radunic chiama il suo pubblico beccandosi gli improperi di quello di casa, a cui sta antipatico fin dal rifiuto che lo portò a Montecatini, ma sulla sponda opposta. “Cantiamo anche per voi” gridano gli Old Lions, “Noi siamo Montecatini” risponde l’Onda d’Urto, ma chiunque guardi con occhi obiettivi vede che Montecatini è in ognuno dei duemila posti occupati e che offrono un colpo d’occhio da brividi. Una partita del genere non poteva finire con una fuga, e anche gli ultimi minuti traboccano emozioni. Vince chi ne ha di più, vince la Fabo, ma stravince la città.

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