Il Tirreno

Montecatini

La testimonianza

La mamma di Antonella, uccisa dal marito e sepolta in giardino, la fuga da Montecatini e l'incubo di non poter piangere la figlia: «Riportare la salma costa troppo»

di Luigi Spinosi
La buca scavata dal marito e nei riquadri Adriano Santos e Antonella De Rosa
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La buca scavata dal marito e nei riquadri Adriano Santos e Antonella De Rosa

Al dolore per la morte della 43enne ammazzata in Brasile si aggiungono le difficoltà per il trasporto del feretro in Italia

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MONTECATINI. Queste sono le ore del dolore, quelle in cui bisogna farsi forza per cercare di accettare ciò che è inaccettabile. Sono le ore che stanno vivendo la mamma e la sorella di Antonella De Rosa, la donna di 43 anni brutalmente uccisa dal marito il 26 febbraio.

La macabra scoperta e il rientro della salma

Un delitto scoperto però solo dopo dieci giorni, sepolto nel giardino di casa in rua José Castelani ad Araquari, una piccola cittadina affacciata sull’oceano Atlantico nello stato brasiliano di Santa Caterina. E proprio quelle migliaia e migliaia di chilometri che separano Antonella dalle sue radici rappresentano un altro pensiero, un altro dolore, che si va ad aggiungere a quelli provati dai suoi familiari. Adesso, infatti, occorre riportare le spoglie di Antonella a casa, e non è facile. Adesso, con tutto quello che sta passando, Giuseppina Marinaccio, la mamma di Antonella, dovrebbe anche affrontare gli aspetti economici legati a quello che dovrebbe essere un diritto, ossia poter dare un ultimo saluto a una figlia che non c’è più.

Costi elevati

«L’ambasciata ha detto di non poter far nulla – ci spiega l’avvocato fiorentino Lapo Bechelli, legale della famiglia – e il costo per riportare la salma di Antonella in Italia si aggira sui 30mila euro». Tanti per molti, troppi per l’anziana madre della donna. «Esiste anche un’altra possibilità – aggiunge il legale, ossia quella di far cremare la salma e portare in Italia le ceneri. Questo iter costerebbe assai meno, ma anche qui c’è un problema. Le ceneri dei defunti non possono essere spedite come un pacco qualsiasi, ci deve essere una persona che le porta con sé. E, per quanto meno costoso, anche un biglietto aereo tra Brasile e Italia rappresenterebbe un costo notevole». Una spesa elevata e senza nemmeno la magra consolazione di poter dare un ultimo bacio alla propria figlia. «Adesso – chiude l’avvocato – cercherò di mettermi in contatto con il consolato italiano più vicino, a circa 150 chilometri da Araquari, per trovare una soluzione».

Lo strazio di mamma Giuseppina
Giuseppina Marinaccio, originaria della Puglia ma da tanto tempo trasferitasi in Toscana, a Montecatini, è ancora sotto choc – e del resto non potrebbe essere altrimenti – da quando ha saputo della morte della figlia. Una notizia che ha avuto dalla vicina di casa di Antonella, la stessa vicina con cui si era messa in contatto per cercare di sapere perché, da giorni, non riusciva più a parlare con Antonella. «Ho ancora le urla di sua madre nella mia testa – ha raccontato poi la stessa vicina ai media brasiliani – abbiamo pianto e urlato. Io capisco un po’ l’italiano, ma non lo parlo. Eppure, nel momento della disperazione sono stata in grado di parlarlo e di spiegarle cosa era successo».

Il marito carnefice

E proprio queste due donne, la mamma di Antonella e la sua vicina di casa, hanno fatto sì che il crimine commesso da Adriano Santos, il marito reo confesso, non rischiasse di restare impunito. Peggio, di non essere proprio mai scoperto. L’improvvisa scomparsa di Antonella infatti aveva destato interrogativi nelle due donne, e anche sospetti, che si concentravano proprio sul marito. I rapporti nella coppia, infatti, erano difficili, per usare un eufemismo. E non sarebbero nemmeno mancati atti di violenza nei confronti della donna. Una scomparsa che ha messo in moto le indagini della polizia brasiliana. E alla fine il marito ha confessato di aver ucciso la moglie. Ha sostenuto di averlo fatto per legittima difesa, perché la donna avrebbe cominciato a colpirlo con una sbarra di ferro. Questa è la sua versione, ma poi c’è la realtà di un corpo martoriato, ucciso a martellate e prima lasciato per un giorno e una notte in casa, e poi seppellito nel giardino. E in quel giardino il marito ha poi accompagnato la polizia, 10 giorni dopo l’omicidio. In questo momento terribile la mamma ha lasciato la sua casa di Montecatini, per trovare rifugio e consolazione a casa dell’altra figlia, che vive ad Arezzo. E qui, attraverso le telecamere del Tg Regionale, ha lanciato un appello alle autorità e alle associazioni affinché l’aiutino a riportare la figlia a casa: «Mica è un cane che è morto, è mia figlia. Dove sta lo Stato?».

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