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Pescia piange l’ultimo “ramaio” Nino Donnini: creò al tornio anche un catino per Papa Wojtyla
Se ne è andato a 96 anni, nel 1959 ha aperto l’omonima bottega alla Porta Fiorentina Lascia la moglie Renata, la figlia Antonella e il nipote Francesco, il funerale in Duomo
PESCIA. La città è in lutto per Giovanni (Nino) Donnini: l’ultimo “ramaio” pesciatino se ne è andato all’età di 96 anni (a maggio ne avrebbe compiuti 97, classe 1927), lasciando vuota l’omonima e storica bottega a un passo dalla Porta Fiorentina, all’ingresso della città, aperta nel lontano 1959 quando Donnini aveva deciso di mettersi in proprio, dopo una quindicina di anni di “apprendistato” come garzone e aiutante in altri laboratori artigiani di Pescia, la città una volta ne era piena. Il funerale si terrà oggi alle 15 nel vicino Duomo.
Nino era diventato simbolo e ambasciatore del suo paese, lui nato in Francia figlio di emigranti come molti a quel tempo: le sue creazioni - principalmente pentole, scolapasta, padelle, tegami, oliere, tutti pezzi unici per la maggior parte utensili da cucina, ma non solo, anche acquasantiere, catini, vasi - venivano date come omaggio dai sindaci della città dei fiori nelle visite e nei viaggi istituzionali.
Nelle sue mani - oggi scomparse - c’era insomma la tradizione artigiana di Pescia. Donnini lascia la moglie Renata, la figlia Antonella, il genero e il nipote Francesco, che per qualche tempo lo ha affiancato in bottega ma poi ha deciso di prendere altre strade lavorative e di vita.
E così il laboratorio e magazzino, ricavato in una chiesa del XVII secolo lungo la via Fiorentina e diventato negli anni non solo un negozio ma anche tappa per turisti e visite guidate alla ricerca della Toscana autentica di una volta, adesso andrà verso la sua naturale chiusura, non prima però di aver venduto tutti i pezzi unici forgiati dalle sapienti mani del maestro artigiano.
I prodotti di Donnini sono da sempre apprezzati per la loro unicità: grandi chef, pizzaioli e pasticceri, ristoranti, hotel, residenze di charme, agriturismi di un certo livello li hanno nelle loro cucine. «Ma tutti i clienti sono importanti, famosi e non», aveva detto Donnini in un’intervista rilasciata al Tirreno nel 2018, aveva allora 90 anni. Produsse anche un catino di Rame per Giovanni Paolo II, Papa Wojtyla. Altri pezzi sono finiti in Perù, negli Stati Uniti, a Hong Kong. «Non è un lavoro per me, ma è la mia vita», sono state le sue parole.
«Ha insegnato, ha guidato e consigliato tante persone, sempre sorridente e con tanto mestiere e professionalità. Un ricordo particolare che rimane impresso nella mia mente: un riconoscimento a un grande artigiano pesciatino per il lavoro svolto negli oltre 50 anni di attività e per la sua generosità nei confronti della città di Pescia. Una persona legata alla nostra città e comunità», lo ricorda così l’ex sindaco Oreste Giurlani, che nel 2016 consegnò a Nino Donnini una targa di riconoscimento del Comune di Pescia per la sua lunghissima attività.
Questo era il pensiero del maestro artigiano: «Se entra qualcuno e ci chiede 100 pezzi non glieli posso fare, non lavoriamo così. Quel modo di produrre sacrifica la qualità, il mio mondo è un altro. Oggi quello che manca ai giovani è proprio il saper fare: non solo quello legato agli antichi mestieri, ma a tutto quello che riguarda la vita. Io non sono contro il progresso, ben venga se aiuta a vivere meglio, ma nella vita è importante anche saper fare e questo si sta perdendo. Cosa c’è di più bello di venire in bottega a guardare gli oggetti, a toccarli, poi scegliere quello che piace e portarselo via?».
Addio ultimo ramaio, come forse non ce ne saranno più. l
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