Il Tirreno

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Lutto

Monsummano piange Romano Pazzini, bomber di razza e “padre d’arte”

di Roberto Grazzini
Monsummano piange Romano Pazzini, bomber di razza e “padre d’arte”

Suo figlio più piccolo, Giampaolo, ha giocato in serie A e in Nazionale

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MONSIUMMANO. Se ne è andato alla soglia delle 87 primavere con quel perenne sorriso canzonatorio stampato sul volto e la tipica andatura dinoccolata che erano, di fatto, il suo biglietto da visita. Un istantanea che rimarrà nella mente di chi ha avuto la fortuna di conoscere Romano Pazzini, eterno giovanotto nello spirito ma al contempo uomo schietto e genuino, esemplare nel prendere le vicissitudini del quotidiano nella maniera giusta.

Monsummanese doc della frazione delle Case e capostipite di una generazione di bomber di razza, Romano, cresciuto fra i disagi del dopoguerra, era il classico muscolare e possente centravanti alla Nordhal, implacabile nel colpo di testa, che iniziò la carriera pedatoria, manco a dirlo, con la amata casacca amaranto del suo borgo natio per poi passare al Ponte Buggianese, sotto gli ordini del grande maestro di calcio e di vita Dino Incerpi, per tutti il Penia.

Romano non era un atleta eccelso sotto il profilo squisitamente tecnico ma in compenso possedeva l’innato fiuto per il gol di chi “sente” la porta. La Pistoiese se ne accorse e nella stagione 58’/59 passò al glorioso club arancione, in quarta serie, firmando ben 27 centri. La famiglia e l’attività professionale sembrarono allontanarlo dal mondo del calcio ma non così tanto da impedirgli nella stagione 73-74, a 37 anni suonati, di rimettersi nuovamente le scarpette e segnare 18 gol con la maglia del Montelupo.

Nel frattempo l’inseparabile e adorata moglie Manuela Natali, compagna di un’intera esistenza, aveva già dato alla luce Patrizio, il primogenito, e Federico. Patrizio, talento naturale poi soprannominato “re Leone”, gli assomigliava molto sia calcisticamente che caratterialmente per quei modi spavaldi da guascone impenitente e irriverente. Come il padre veste anche lui la divisa arancione e ne eguaglia il record di reti segnate. In cuor suo Romano avrebbe scommesso tutto l’oro del mondo che Patrizio avrebbe spiccato il volo verso importanti palcoscenici del calcio. E invece la star di casa Pazzini, ed è quanto dice la storia, sarà indiscutibilmente e di gran lunga Giampaolo (per lui una lunga carriera in serie A, anche con le maglie di Milan, Inter, Sampdoria e Fiorentina), il più piccolo e “quello con più testa”, come sottolineava amabilmente Romano. Al di là del fatto di mangiare pane e calcio ogni santo giorno in casa Pazzini, Romano ha rappresentato al meglio la figura del pater familias, collante indispensabile e indistruttibile nei momenti di difficoltà, sempre pronto a rimettersi in gioco, a rialzarsi e a rimboccarsi le maniche senza timore alcuno di sporcarsi le mani. Come pure di condividere a pieno coi suoi cari i tanti momenti gratificanti, mai tralasciando quel pizzico di leggerezza che rendeva facile il difficile.

Con lui insomma se ne va un personaggio carismatico e leggendario dalla battuta pronta e di estrema sensibilità. L’ultimo saluto al vecchio e indomito guerriero è previsto lunedì alle 11 nella chiesa di Sant’Antonio a Montecatini, con successiva tumulazione al cimitero di Monsummano, nel capoluogo. Alla famiglia le condoglianze della nostra redazione e di chi scrive.


 

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