Il dolore
Montecatini, alla chiesa di S. Francesco un pallone per ripartire
Pioggia o sole, un gruppo di migranti ventenni si ritrova per giocare a calcio: è la “New Selecao” di frate Marco
MONTECATINI. Un frate cappuccino ha formato una squadra di calcio con i migranti ospiti di un albergo cittadino. Corri ragazzo corri dietro a un pallone, non importa se sei scalzo oppure pieno di fango, e neppure se non c’è un pubblico ad applaudirti, se sulle scalinate non ci sono mamma e papà, oppure i tuoi fratelli: qui adesso sono tutti fratelli. Prima di cominciare la partita quasi tutti pregano rivolti verso la Mecca. I due cattolici si fanno il segno della croce. Padre Marco ai piedi ha le scarpette. Sul muretto un sacchetto di biscotti dolci e qualche bottiglia d’acqua, perché i ragazzi hanno bisogno di zuccheri. Fango, pioggia, sole o vento, i piedi danzano e colpiscono il pallone.
Sono pomeriggi speciali quelli all’ombra del campanile di San Francesco. Frate Marco è della Fiorentina, molti dei suoi ragazzi tifano Inter, ma in campo a Montecatini esiste solo una squadra, quella della fratellanza. «Sono con me da due mesi – racconta il padre cappuccino Marco Fantappiè viceparroco della parrocchia di San Francesco in via Galvani – questi giovani sono stati inviati dalla Prefettura di Pistoia e dimorano in un albergo di Montecatini. Sono 30, e tutti i giorni, per loro e per me, questo è un appuntamento fisso. Quando sono arrivati non avevano nulla. Ho cercato di acquistare quello di cui avevano bisogno, diciamo “a puntate”, attingendo ai miei piccoli risparmi personali. Sono convinto che investire sui giovani sia la cosa migliore. Voglio offrire loro oltre che un passatempo anche una possibilità ».
Sorridono e giocano ascoltando i consigli del frate allenatore. “Hanno attorno ai 20, il più “anziano” ne ha 23 – racconta Padre Marco – arrivano da vari paesi dell’Africa, dal Mali, dalla Gambia, Somalia. Comunichiamo come possiamo, un poco di inglese e francese. Ma noi cristiani siamo convinti che il vero linguaggio è quello dell’amore. Ci sono soltanto due cattolici, gli altri sono musulmani, ma non importa. A tutti ho voluto regalare delle corone di Rosario. Alle spalle hanno tutte storie pesanti, hanno lasciato famiglia e paese natale, attraversato il mare su barconi fatiscenti, camminato a piedi nel deserto. Sono dei sopravvissuti. In campo dimostrano tutta la loro forza e determinazione e volontà. A volte litighiamo quando sbagliamo i passaggi, ma non ci fermiamo mai. La nostra squadra abbiamo voluto chiamarla New Selecao, noi speriamo di sostituire il Brasile in futuro come talento».
I progetti per il domani sono pieni di sogni, e anche il pallone è un mezzo per non togliere a questi ragazzi almeno, appunto, la possibilità di sognare. «Dobbiamo prepararci per qualche amichevole, ma questo è un progetto tutto da costruire – esclama Padre Marco – adesso occorrono subito 500 euro per acquistare le maglie da usare nella partita. Poi dobbiamo ricomprare le casacche». Sì, perché non c’è nulla di semplice nella storia di tutti i giorni, e non basta un destino già difficile per mettersi al riparo da gesti criminali. Qua non ci sono telecamere non ci sono e i ladri scorrazzano indisturbati, colpendo anche questi ragazzi. «Qualche malvivente è venuto a rubarci circa 200 euro di casacche con i borsoni – aggiunge il religioso – nell’occasione hanno portato via anche la motosega, le pale e molte attrezzature per il giardino e la manutenzione esterna. Ma è un peccato. I due campetti per giocare a calcio li ho preparati personalmente. Ho tagliato l’erba e sistemato il terreno da solo impiegando tre settimane, ma sono soddisfatto del risultato. Ci mancano anche i palloni». Quando capita, ma raramente si unisce all’allenamento qualche montecatinese: «Vogliamo l’integrazione – conclude sorridendo Frate Marco – i ragazzi quando questo avviene sono felicissimi. E subito lo chiamano “Amico mio”. Vorrei giocare in casa la prima amichevole. Per me adesso sono come figli, non ho 30 suocere, ma trenta figli sì».
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