Sicurezza
Niveo da “Amici” al concerto nella sua Pescia: «I talent? Un punto di non ritorno. Così la tv ha cambiato la mia vita»
All’anagrafe Marco Fasano: a 20 anni si è fatto conoscere dal grande pubblico tra i banchi della scuola di Maria De Filippi
PESCIA. Anche se a volte è vero, il detto “nessuno è profeta in patria” non sempre rispecchia la realtà. Di certo non vale per Marco, che proprio nella città natale si prepara a vivere un momento importante, per la propria carriera, ma anche per il proprio spirito.
«Sono un ragazzino che sta inseguendo il proprio sogno con dedizione»: così parla di sé Marco Fasano, in arte Niveo, nato a Pescia 20 anni fa e diventato noto al grande pubblico grazie alla partecipazione, nel 2022, al talent Amici di Maria De Filippi. Da pochi mesi Marco/Niveo ha lasciato la Valdinievole per trasferirsi a Milano, dove ha iniziato a studiare composizione e arrangiamento, ma tra pochi giorni, il 22 dicembre per l’esattezza, tornerà a casa per debuttare col suo primo concerto “ufficiale”, e lo farà appunto proprio nel teatro della sua città natale, il Pacini di Pescia.
Cosa vuol dire cantare nella città dove si è nati, si è cresciuti e si è andati a scuola?
«Rappresenta sicuramente una grande emozione – racconta Niveo – non è la mia prima esibizione a teatro, ma è il primo concerto completo e devo dire che farlo davanti a persone che mi hanno visto crescere, hanno percorso le mie stesse strade, frequentato i miei stessi luoghi mi mette addosso una certa ansia. Una cosa è raccontarsi, aprirsi di fronte ad una platea di gente che non conosci, ben altra sarà farlo davanti ad amici e parenti. Sarà un’emozione fortissima, ma dovrò imparare a gestirla».
Come nasce il suo nome d’arte?
«Niveo vuol dire “bianco come la neve, e ho scelto questo nome scelto perché fin da piccolo ho avuto i capelli bianchi. Il primo è venuto fuori che avevo appena un anno. Per un sacco di tempo questa cosa mi ha messo in difficoltà, la consideravo una debolezza, poi però ho capito che rappresentava una particolarità. Le particolarità ci rendono unici, così ho scelto di trasformarla in un punto di forza».
Sul suo profilo Instagram c’è scritto “disegno scarabocchi e poi li canto”. Un’autodescrizione particolare.
«Tutto è iniziato da frasi indecifrabili su fogli sparsi. Non avevano un senso, erano scarabocchi, frammenti dei miei stati interiori che attraverso la musica prendevano via via una forma. Non ho mai studiato canto, ho iniziato a 16 anni a suonare la chitarra da autodidatta, ma da allora non ho mai smesso».
Cosa ha rappresentato la partecipazione ad Amici?
«Il punto di non ritorno, lo dico in senso positivo. Volevo cambiare la mia vita perché vengo da una città piccola, che non mi ha mai tarpato le ali, ma certo non Milano. Cercavo un’opportunità e l’ho trovata. Ora la gente mi riconosce e a questo credo che non mi abituerò mai. Tu entri in un talent che sei una persona normale ed esci che continui ad essere quello che eri prima, cioè una persona normale, ma per gli altri no. Ti fermano, ti chiedono l’autografo e questa è una bellissima sensazione. Grazie al mio manager sto ribaltando il mio mondo artistico, oltre che lavorativo ho fatto un percorso interiore e grazie a questo adesso esprimo cose su cui prima ero bloccato».
Quali sono i suoi idoli?
«Nel panorama internazionale mi piace molto Harry Styles, nei cui testi trovo un connubio perfetto tra semplicità e profondità. A livello italiano, invece, apprezzo moltissimo Michele Bravi, che tra l’altro è stato colui con cui ho fatto i casting per entrare ad Amici e il cui percorso umano e artistico rappresenta un’ispirazione per me».
C’è un pensiero che vorrebbe regalare ai nostri lettori e a chi magari verrà ad ascoltarti in concerto?
«Sì. Non smettete di credere mai nei vostri sogni, indipendentemente che abbiate 16 o 80 anni e indipendentemente dal luogo in cui siete nati e dalle condizioni materiali in cui vivete, se avete un sogno non smettete mai di coltivarlo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
