Finanza
Centro ricerca del Padule: è imminente la chiusura
Licenziati i due dipendenti, stop alle attività culturali e fine delle attività anche per le guide ambientali
LARCIANO. Chiuso il Centro visite, licenziati i due dipendenti, stop alle attività culturali e fine delle attività anche per le guide ambientali dal 1° gennaio. È lo scenario che paventa la presidente del Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio (la sindaca di Cerreto Guidi Simona Rossetti) al termine dell’assemblea dei soci della struttura, attiva fin dagli anni ’80.
«Sono diminuiti soci e contributi e sono stati portati avanti progetti importanti e richieste di contributi, ma il quadro generale è complesso, con una situazione che si sta ripercuotendo negativamente sulle attività e sulla capacità di sostentamento del Centro, già peggiorate con la pandemia». Per questo Rossetti fa una «ultima richiesta di sostegno a coloro che in questi anni hanno detto di condividerne compiti e progetti (soci, privati, associazioni, enti). Ci troviamo a dover sostenere, da soli, una situazione che non è più sostenibile. Se non ci saranno novità sostanziali, dobbiamo avviare il percorso di scioglimento a partire dal 1°gennaio, inclusa la chiusura del Centro visite di Castelmartini».
Dal Centro di ricerca è stata così indirizzata una lettera aperta a Regione, enti coinvolti e associazioni locali. «Il Centro se non arriveranno segnali positivi dalla Regione e dal territorio è destinato dal 1° gennaio a chiudere tutte le attività, comprese quelle di gestione del Centro visite – si legge – il Centro di ricerca svolge attività di monitoraggio naturalistico (flora e fauna), consulenza tecnico-scientifica su interventi gestionali, organizzazione della fruizione per adulti e scuole, corsi, mostre ed eventi promozionali sull’area umida. Molte attività si finanziano con contributi privati, ma una parte importante consiste in un servizio pubblico e per questo in passato la Provincia di Pistoia sosteneva la gestione ordinaria del Centro con una convenzione annuale. Con il passaggio delle competenze sulle aree protette alla Regione, questo supporto è venuto a mancare, e solo in alcuni anni è arrivato un contributo regionale a copertura parziale delle spese: questo ha portato ben presto risultati negativi nei bilanci».
«Ora – prosegue la lettera – siamo arrivati a un punto di non ritorno, oltre il quale si prospetta inevitabile il licenziamento dei due dipendenti e la cessazione delle attività che hanno consentito un’apertura del Centro visite fin dalla sua inaugurazione, nel 2013. Non si parla solo delle spese di gestione della struttura, finora sostenute dal Centro di ricerca, e neppure di una semplice apertura al pubblico, ma della progettazione di tutte quelle attività “paramuseali” che hanno reso il Centro visite un insostituibile polo culturale. Si rischia anche di disperdere le competenze acquisite dai dipendenti e dai collaboratori (guide ambientali) senza un’alternativa gestionale e probabilmente con un aggravio di costi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
