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Montecatini, alberghi chiusi: in città ora sono 34. Nella lista anche celebri hotel
Un tempo fiore all’occhiello di Montecatini stanno diventando un simbolo di degrado. Accanto a casi storici, la maggior parte ha cessato l’attività negli ultimi cinque anni. Giovanni Biondi spiega i motivi
MONTECATINI. In città ci sono 34 hotel chiusi, e di questi circa 20 hanno cessato la loro attività nell’ultimo quinquennio, mentre i rimanenti sono ormai spariti dai radar da anni e anni.
A guidare la lista degli hotel con la reception sbarrata c’è il celebre Grand Hotel & La Pace che, da quando è stato acquisito da una nuova proprietà, non ha più riaperto in attesa di futuribili restauri. La triste lista di celebri hotel che hanno issato bandiera bianca comprende anche l’hotel Cristallino, l’Hotel San Marco, l’Hotel Astoria, l’hotel Coralba, l’Hotel Mediterraneo e l’hotel Splendid. Tutti luoghi iconici di Montecatini, disseminati ai quattro angoli della città.
Tanti altri, invece, agonizzano da molti anni come l’Hotel California, il Nuovo Felsinea. In definitiva, si tratta di un patrimonio di grande importanza ma che, se non utilizzato, può addirittura rivelarsi come controproducente per la città. Il caso di violenza sessuale avvenuto giorni fa all’ex hotel Impero di viale Bicchierai, ne é la riprova. Molti di questi luoghi, per svariati motivi, giacciono in stato di totale abbandono senza neppure che le porte e le finestre oppongano valida resistenza ai malintenzionati. Questo fa sì che, in breve tempo, diventino luogo di rifugio per sbandati e potenziali luoghi di spaccio di stupefacenti. Alcuni mesi fa, suscitò scalpore il caso dell’hotel Augustus, in via Manzoni, che da hotel di lusso era diventato un vero e proprio ricettacolo di vandali. Analoga situazione era stata poi ravvisata all’ex Hotel Florio e Trinacria di via Montebello, un tempo grazioso hotel a conduzione familiare a meno di 200 metri dalle terme.
Ma quali sono i motivi di questa desertificazione? Giovanni Biondi, presidente di Assohotel Confesercenti, esprime la sua opinione: «Gli ultimi anni sono stati di estrema difficoltà per il settore alberghiero che, in tre anni, ha dovuto affrontare colpi terribili come la pandemia da covid 19 e l’aumento dei costi energetici che, l’anno scorso, rappresentò un gravissimo problema per tutti. Dal 2020 a oggi, quindi, in città molti hotel hanno cessato l’attività. Per riaprire inoltre, molti devono affrontare spese ingenti per la messa a norma o per la realizzazione di impianti e questo costituisce un freno alla ripartenza del settore. Faccio comunque notare che questa tendenza riguarda tutto il Paese e non solo Montecatini. Qua da noi è solo più visibile che altrove, vista la grande concentrazione di strutture ricettive in una città, tutto sommato, piccola come la nostra».
Ma quale può essere la ricetta per uscire dall’angolo ed evitare che in città si moltiplichino gli hotel in disuso che, col passare del tempo, possono diventare luoghi pericolosi? «Occorre un tavolo di concertazione fra tutte la parti in causa, vale a dire Comune e le varie associazioni di albergatori – è l’opinione di Biondi – In quella sede bisogna individuare le soluzioni pratiche che favoriscano la riapertura degli hotel attualmente chiusi. In una città come Montecatini, gli hotel aperti sono, oltre che un volano economico, anche un presidio di legalità».
Per molti di questi hotel attualmente chiusi (soprattutto per quelli che lo sono da anni e anni) è probabile che il futuro preveda un cambio di destinazione e d’uso. Tuttavia, la volubilità del mercato immobiliare dovuta all’instabilità della situazione internazionale non agevola certo simili transizioni. In città si registrano già diversi casi di hotel “riconvertiti” in appartamenti che poi non sono stati venduti diventando altri luoghi abbandonati a loro stessi.
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