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Montecatini

Il caso

Montecatini, trascinata in camera con la droga dello stupro poi la caduta dal balcone: cosa è successo all’ex hotel

di Massimo Donati
Montecatini, trascinata in camera con la droga dello stupro poi la caduta dal balcone: cosa è successo all’ex hotel

La notte d’inferno di una ragazza bielorussa trasportata in ospedale. Decisiva la testimonianza dell’amica: entrambe sono cadute nella trappola di due giovani

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MONTECATINI. Quel caffè dal sapore amaro, il bicchiere di prosecco fuori dal locale che stava chiudendo. Poi, il buio totale, seguito solo da frammenti di ricordi. Il corridoio dell’albergo in disuso, il giovane che la palpeggiava, che cercava di baciarla per poi trascinarla in una stanza in cui, sul pavimento, c’era un materasso. E dove, dopo essersi tolto la maglia e calato i pantaloni, cercava di spogliarla. Con lei che non riusciva a reagire, a parlare, a muoversi. Come se stessa guardando dall’esterno ciò che le stava accadendo. Poi, l’amica che la trascinava via, la corsa lungo il corridoio, il balcone, il forte dolore a un fianco. E quelle persone che le parlavano all’interno dell’ambulanza.

Secondo la procura, così come per i medici del pronto soccorso, avrebbe utilizzato la cosiddetta droga dello stupro (un tipo di sostanza psicoattiva che può avere effetti sedativi, ipnotici, dissociativi e/o causare l'amnesia) il trentenne marocchino arrestato martedì scorso dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona, rapina e lesioni nei confronti della ragazza bielorussa caduta dal balcone dell’ex hotel Impero di viale Bicchierai.

Una contestazione maturata in base alle dichiarazioni della vittima e dell’amica che, senza sapere come, si era ritrovata – anche se in uno stato di maggiore lucidità – all’interno dell’albergo in disuso insieme a lei. Dove, hanno sostenuto entrambe le ragazze, mai e poi mai sarebbero andate di loro spontanea volontà assieme a due giovani nordafricani conosciuti poco prima per strada e con cui avevano accettato di bere qualcosa solo perché entrambe già un po’ “alticce”, dopo una serata iniziata con un paio di bottiglie di champagne in un locale di piazza Venti Settembre.

Dopo essere tornate a casa e aver bevuto una bottiglia di vino, per smaltire l’alcol erano uscite nuovamente attorno alle tre, per una passeggiata. E avevano incontrato due giovani nordafricani, che avevano attaccato bottone per poi offrire loro qualcosa in un bar che era ancora aperto: un caffè – dallo strano sapore – e poi un bicchiere di prosecco. Come detto, quello era stato l’ultimo ricordo lucido. Le due ragazze si erano ritrovate senza sapere come all’interno dell’hotel in disuso, in compagnia dei due giovani e di un terzo nordafricano (solo l’arrestato è stato identificato per ora). Probabilmente ripresasi dallo stato confusionale prima della vittima degli abusi, è l’amica ad avere i ricordi più chiari. Ha raccontato di essersi ritrovata nel corridoio dell’hotel, con l’amica che veniva abbracciata dal trentenne marocchino, che le teneva ferme le mani e cercava di baciarla, palpeggiandola: sembrava una bambola inerme, non accennava la minima reazione, neppure quando era stata trascinata in una stanza, ha spiegato. Quindi, quando aveva visto che il giovane marocchino cercava di sfilarle i pantaloni, era intervenuta spingendolo via, afferrando l’amica e correndo nel corridoio in cerca di un’uscita. Si erano ritrovate in un’altra camera, con un balcone. Avevano scavalcato la ringhiera e si erano sedute nel tentativo di nascondersi, mentre lei telefonava al fidanzato per chiedere aiuto. In quel momento, l’amica, ancora sotto effetto della droga dello stupro, si era alzata in piedi ed era caduta giù, da un’altezza di circa tre metri, rimanendo supina sul marciapiede. Dove era stata raggiunta dal trentenne marocchino, che l’aveva sollevata e riportata all’interno: i carabinieri l’avevano poi trovata dentro un armadio quando erano accorsi sul posto dopo che un passante aveva chiamato il 112.

Trasportata al pronto soccorso, i medici le avevano riscontrato una micro frattura al bacino (21 giorni di prognosi). Lì a ragazza aveva constatato inoltre che dalla borsa le erano spariti 250 euro: da qui l’accusa di rapina. L’arrestato, al momento dell’interrogatorio, si è difeso sostenendo che le due ragazze erano andate nell’albergo di loro volontà e che erano fuggite perché spaventate quando lui e gli altri due connazionali si eran messi a litigare urlando tra di loro. Degli stessi reati a lui contestati è accusato anche l’altro giovane con cui le ragazze bielorusse sono andate a bere caffè e prosecco in cui, probabilmente, era stata versata la droga dello stupro.

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