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Barman morto, la figlia: «Ciao babbo, ora il vuoto è incolmabile. Sarà dura senza le tue telefonate»

di Roberto Grazzini

	Una bella immagine di Daria Gazzillo che abbraccia suo padre Riccardo (foto da Facebook)
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Una bella immagine di Daria Gazzillo che abbraccia suo padre Riccardo (foto da Facebook)

Il toccante messaggio della figlia Daria dopo la morte di Riccardo Gazzillo

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MONTECATINI. In Valdinievole l’ondata di dolore, commozione e di spiazzante dispiacere a seguito della prematura scomparsa a 58 anni di Riccardo Gazzillo, noto e apprezzato barman con lunga esperienza nei locali e negli hotel di Montecatini, avvenuta a seguito di una lunga malattia in Messico nei giorni scorsi non accenna a diminuire.

Nativo di Andria (Puglia) ma a tutti gli effetti “montecatinese della Rocca” per adozione, da qualche anno si era trasferito in questa parte delle Americhe, dove si era risposato, pur mantenendo un rapporto privilegiato con la figlia Daria.

Con l’aggravarsi dello stato di salute del padre lei è volata verso il Messico, riuscendo ad abbracciare per l’ultima volta l’amato genitore. Davvero toccante il ricordo del babbo che Daria ha voluto affidare ai social e che volentieri pubblichiamo. «Non mi sembra vero – esordisce la figlia di Riccardo Gazzillo – sono in Messico, nel paese che ti ha accolto a braccia aperte e ti ha amato immensamente, e tu non ci sei. Sono andata in spiaggia in questi giorni aspettando una tua chiamata che mi avvisava che eri arrivato al ristorante e mi volevi salutare prima di entrare in servizio. Invece il telefono non ha mai squillato. Di quel sorriso contagioso adesso resta solo un bel ricordo che rivedo nitidamente nella mia testa. Qualcuno dice che lo rivede in me, ma non è la stessa cosa».

«Il male ti ha portato via in poco tempo ma tu hai resistito e lottato fino a quando non sei stato sicuro di avermi lì con te, perché sono convinta che mi hai aspettata – prosegue Daria – volevi che ci fossi anche io, per salutarci un’ultima volta ed è stato il regalo più bello che ci potessimo fare in questa vita. Non riesco a trovare le parole per descrivere quanto hai rappresentato per me. Abbiamo riso, ballato, parlato, pianto, discusso. Mi davi sempre ragione, così io ero contenta e tu più tranquillo. Avevamo tante cose ancora da fare insieme, come vedere l’Inter allo stadio, una promessa di dieci anni fa. Ora il ritorno al quotidiano sarà più duro, senza le tue chiamate alle quali rispondevo una volta sì e tre no. Tanto sapevi che poi ti avrei richiamato e non ti arrabbiavi mai. Babbo, il vuoto è incolmabile, ma la vita va avanti e devo continuare ad affrontarla per te, un passo alla volta. Come canta Vasco Rossi “e poi pensare che domani sarà sempre meglio. Vivere o sopravvivere senza perdersi d’animo mai”».

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