Gioco
Montecatini, appello dal mondo dei disabili: ministro ascolti i nostri bisogni
Le associazioni hanno incontrato Alessandra Locatelli
MONTECATINI. Un fiume di partecipazione e testimonianze quello espresso ieri nel salone Portoghesi delle Terme Tettuccio dalle associazioni di volontariato della Valdinievole nell’incontro con la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli. Dopo la visita al centro socio riabilitativo “Anch’io” in via Boccaccio a Montecatini e il sopralluogo ai semafori per non vedenti all’intersezione tra corso Roma e via Simoncini, prima di fare altrettanto con la cartellonistica inclusiva a Chiesina Uzzanese, la ministra ha infatti ascoltato le istanze e i punti di vista delle tante realtà presenti, attive nel mondo delle disabilità. Fondazione Mai Soli, La Gometa, Asvalt, Nemo, Soccorso Pubblico, Misericordia, Croce Rossa Italiana, Unione italiana ciechi e ipovedenti, sordomuti (c’era infatti l’interprete del linguaggio dei segni) e altre ancora.
Chi si è concentrato su problemi specifici e concreti e chi ha condiviso considerazioni di carattere sociale e culturale riguardo all’accessibilità. «Avere figli con disabilità non è certo facile, ma noi ci facciamo forza per andare avanti insieme» condensa Marisa Biancardi, presidente della Fondazione Mai Soli Onlus, realtà consolidata che ha attivato una coprogettazione con la Società della salute della Valdinievole. «Quando abbiamo donato la prima tac all’ospedale di Pescia c’era una legge particolare per cui non pagammo l’Iva – racconta Arnaldo Pieri, presidente dell’Asvalt che dal 1987 lotta contro i tumori donando alla sanità strumentazioni – perché non si pensa di riproporre l’esenzione dall’Iva per buone azioni come le nostre? Non è giusto che il contributo solidale di volontari e cittadini sia soggetto all’imposta piena». Mentre l’Unione ciechi ricorda che domenica in piazza Mazzini a Pescia sarà presente un presidio per la ricerca del glaucoma, si susseguono le domande sull’estensione di agevolazioni e sconti nel campo del trasporti, aspetti fiscali e pensionistici, la 104, la disability card e non solo. «Vivo la disabilità da diversi punti di vista, a titolo personale avendo perso la vista per una malattia e anche come genitore, perché ho una bambina affetta da una malattia genetica molto rara – la testimonianza di Filippo – . Non ultimo anche da libero professionista, come psicoterapeuta, perché diversi corsi di formazione professionale obbligatori e gratuiti non sono accessibili per non vedenti. Così sono costretto a fare corsi a pagamento che invece hanno questo servizio, ma non lo trovo giusto» spiega. «Spesso parliamo di disabili, ma è un errore perché le persone sono tutte persone, alcune con disabilità – sottolinea l’aspetto lessicale Antonio Ciuffreda, in carrozzina a causa di un handicap agli arti inferiori e presidente de La Gometa che si occupa da oltre 30 anni di assistenza e organizzazione di attività a sostegno di ragazzi con disabilità – Una cosa che mi fa male è vedere sulle autostrade l’icona con la carrozzina su alcuni cartelloni che indicano le aree di sosta. Può sembrare un gesto di attenzione ma rischia di essere discriminatorio, perché dove ci muoviamo un minimo di accessibilità ci deve sempre essere». La ministra Locatelli, accanto al sindaco Luca Baroncini (che ha ringraziato la prima «per la sensibilità mostrata» e i presenti «per il loro impegno quotidiano») e all’assessora al sociale Federica Rastelli, ascolta, cerca di rispondere per punti e fornisce aggiornamenti sull’attività del governo. «L’anno prossimo cambieremo il metodo di valutazione dell’invalidità civile introducendo il concetto di funzionalità della persona, in un’ottica qualitativa. Il secondo passo è legato al progetto di vita, affinché ogni persona possa disporre delle risorse a seconda dei propri bisogni senza rigidità. Inoltre è in corso un progetto di revisione della legge” dopodinoi”, per far sì che si pensi anche al durante. A breve partiranno un tavolo interministeriale sulla mobilità e una proposta per migliorare la legge sulle barriere architettoniche. Qui vedo che c’è una comunità forte ascoltata dalle istituzioni, ma in generale c’è tanto da lavorare, il messaggio è che c’è un grande cambiamento in atto ed è il momento di coglierlo. Dobbiamo fare squadra affinché le nostre comunità siano più giuste e inclusive». «In altri contesti il terzo settore svolge soprattutto servizi – spiega il direttore della Sds Valdinievole Stefano Lomi – qui invece le associazioni rappresentano spesso in modo diretto i bisogni. Con queste realtà abbiamo avviato e avvieremo tanti percorsi di co-progettazione e responsabilità condivisa».
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