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Montecatini, la richiesta del Comune al prefetto: migranti sì ma non negli alberghi

di David Meccoli
Montecatini, la richiesta del Comune al prefetto: migranti sì ma non negli alberghi

Unanime la risoluzione del consiglio comunale partita dall’opposizione: la città farà la propria parte tramite il Sistema accoglienza e integrazione (Sai)

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MONTECATINI. Migranti sì, ma non nelle strutture alberghiere, data la loro forte concentrazione in un raggio limitato centrale della città. È l’indicazione che, su sollecitazione da parte delle opposizioni (il documento è stato allegato a un’altra interrogazione presentata dal dem Ennio Rucco) , è stata accolta all’unanimità dal consiglio comunale e che sarà trasmessa alla prefettura. Nel testo, molto breve (tecnicamente è una risoluzione di orientamento ai sensi dell’articolo 49 del regolamento consiliare) , il consiglio comunale «orienta il sindaco a comunicare alla prefettura di Pistoia di specificare negli avvisi e nei bandi pubblici per l’apertura di Cas (Centri di accoglienza straordinaria, ndr) l’impossibilità di ricorrere a strutture alberghiere». Sempre secondo lo stesso documento, «il consiglio esprime la volontà della città di fare la sua parte per l’accoglienza profughi ricorrendo al sistema Sai (Sistema accoglienza e integrazione, ndr) e a modelli di accoglienza diffusa». Due, quindi, i punti da sottolineare con quest’atto. Il primo è che si è scelto, tutti insieme, di comunicare con la prefettura in maniera precisa, netta, una presa di posizione unanime («La risoluzione rappresenta una posizione più forte del “mi dispiace” scelto finora dal sindaco Luca Baroncini», ha spiegato Rucco) . Il secondo è che il “fattore” immigrazione è oggi ormai globale e strutturale, con sbarchi sulle nostre coste aumentati esponenzialmente negli ultimi mesi. Così, rinviare o nascondere le soluzioni non giova a nessuno. Per questo tra i sistemi di accoglienza da privilegiare ci sono i Sai, piuttosto che i Cas. In questi ultimi, infatti, soggiornano soggetti privi di documenti, identificati solo al momento dello sbarco. Nei Sai, invece, sono direttamente i Comuni a gestire i bandi di affidamento dei posti per soggetti “regolari” richiedenti asilo, già in possesso di permessi di soggiorno. Una sorta di accoglienza di secondo livello, che prevede l’impiego di psicologi, assistenti sociali e altri operatori. «Baroncini, nel 2017 – ha detto Rucco – diceva di impiegare i profughi in lavori socialmente utili per un patto sociale di ospitalità, in cambio di gesti di utilità. Per questo proponeva di mandare queste persone a impegnarsi in attività socialmente utili, viste le “braccia forti e i fisici sani”. Al tempo, tra l’altro, queste persone non erano ospitate come oggi negli alberghi. Ma la propaganda, come si è visto, non ha portato a niente: meglio allora dare al fenomeno immigrazione una regolamentazione strutturale attraverso i Sai, come peraltro hanno già fatto tante amministrazioni, anche di centrodestra». Nel corso del consiglio comunale si è parlato anche della situazione di un ex albergo di via delle Saline, che sarebbe meta di continui movimenti notturni: le minoranze hanno chiesto di verificare le eventuali concessioni di residenze e di eseguire controlli nel fabbricato.  l

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