Il Tirreno

Montecatini

Sanità

Da Pescia all’ospedale di S. Marcello per una banale radiografia a un piede

Da Pescia all’ospedale di S. Marcello per una banale radiografia a un piede

La protesta di un sessantenne: «Assurdo fare 60 chilometri per un esame così»

2 MINUTI DI LETTURA





PESCIA. Otto giorni di attesa e 57 chilometri per una radiografia a un piede. È quanto avrebbe dovuto fare Fausto Magri, 61 enne pesciatino, che qualche giorno fa, in seguito a una brutta caduta si è fatto male al piede destro. Sul momento non ha ritenuto di doversi recare in pronto soccorso, ma trascorsa qualche ora, vedendolo gonfio e dolorante ha pensato di rivolgersi al suo medico di base che gli ha suggerito di fare una rx per sospetta frattura. Magri allora ha chiamato il numero unico della Asl Toscana centro 055 54 54 54 per prenotare l’esame ed è impallidito quando si è sentito rispondere che la prima disponibilità sarebbe stata da lì a 8 giorni e niente di meno che all’ospedale di San Marcello Pistoiese, a quasi 60 chilometri di distanza. «Mi è sembrata una proposta assurda – ha evidenziato Magri - considerato che si tratta di un esame banale e che abbiamo un ospedale qui a Pescia, peraltro io abito pure lì vicino. Probabilmente se avessi voluto fare il furbetto, come fanno in tanti, a quel punto sarei potuto andare in pronto soccorso, ma la funzione del pronto soccorso non è quella, è per le urgenze e ritengo che non vada intasato per faccende come la mia. Ciò non di meno proporre a un paziente che non può muoversi di fare quasi 60 chilometri per sottoporsi ad una radiografia lo considero insultante». Cosa ha fatto, dunque, il signor Magri? Quello che fa la stragrande maggioranza dell’utenza a cui vengono dati tempi d’attesa troppo lunghi o logisticamente scomodi da raggiungere. Si è rivolto al privato. «Ho chiamato una struttura privata e farò una rx al costo di 35 euro nonostante goda dell’esenzione». Il signor Magri ha sentito il bisogno di denunciare la sua esperienza alla stampa. «Non per le 35 euro che mi toccherà pagare e che pagherò perché dopotutto posso pagare – spiega – ma perché c’è gente più in difficoltà di me, che non può permetterselo o anziani che non possono essere costretti a lunghe trasferte per ricevere una prestazione, non quando c'è un presidio vicino, nel luogo di residenza. Allora è proprio vero che il nostro ospedale sta morendo? Che non possiamo più contare nemmeno sui servizi essenziali? Se è così, almeno ce lo dicessero».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini