Gioco
Pescia, Società operaia: «Salviamo la sede di Alberghi»
Lo storico immobile è destinato a funzioni socio-sanitarie e per l’istruzione. Ma l’ultimo piano non è accessibile e ha bisogno del rifacimento del tetto
PESCIA. Quando fu edificato, l’edificio sociale costò una lira al metro quadro e tanto sacrificio. Era il 1914 e la Società operaia agricola di Alberghi, costituitasi qualche mese prima, aveva finalmente la sua sede.
Ci vollero sette mesi per erigerla. Dopo più di un secolo è ancora lì, in via degli Alberghi 32, bisognosa però di importanti opere di restauro, di cui la proprietà non è in grado di farsi carico e per questo rivolge un appello a quanti ne possano salvaguardare la sopravvivenza.
L’immobile appartiene all’associazione Soa che si sostenta attraverso le quote associative, i contributi di pubblici e privati, le donazioni, le rendite patrimoniali, le attività di raccolta fondi, il 5 per mille.
«Ma tutto quello che riusciamo a racimolare viene reinvestito nella struttura medesima – spiega la segretaria Cristina Brunelli – il nostro obiettivo non è mai stato quello di ottenere un guadagno, ma di sopravvivere e continuare a mettere a disposizione della popolazione l’immobile, coerentemente con le finalità storiche dell’associazione».
Lo statuto dell’associazione prevede lo svolgimento di una serie di attività, come ad esempio le prestazioni socio-sanitarie o quelle relative all’educazione, istruzione e formazione che vengono tutt’ora svolte all’interno dell’edificio.
Al piano terra, ad esempio, ci sono alcuni ambulatori medici. «Per consentire quest’utilizzo dell’immobile, ad esempio, abbiamo realizzato opere di ristrutturazione muraria, idraulica ed elettrica, rifatto la pavimentazione, realizzato i bagni per disabili - spiega Cristina Brunelli - L’ultimo piano non è ora più accessibile, recuperarlo vorrebbe dire recuperare altri spazi fruibili, da destinare ad altre attività». L’urgenza più importante è rappresentata dal rifacimento del tetto, ma al momento la Società operaia agricola non può permettersi nemmeno di pagare la consulenza di un professionista da incaricare per la stesura di un progetto.
«Ci vogliono tanti soldi e le nostre entrate sono assai modeste» spiega la Brunelli.
La quota associativa annuale è di 15 euro, ma ormai i soci sono poco più di una cinquantina e tutti gli altri introiti assai modesti. «Non si può permettere che tutto questo vada in malora – è l’accorato appello della Brunelli, che parla a nome del consiglio – è il nostro patrimonio, è la nostra storia, vanno tutelati, ne va dell’identità del territorio». Quando nasceva, nel 1914, lo scopo principale della Società era quello di assistere con sussidi giornalieri di denaro chi era temporaneamente, per malattia o infortunio, inabilitato al lavoro e non era iscritto alla cassa di previdenza nazionale, alla quale la società versava per ogni socio 3 lire annuali.
Il costo della tessera era di 0,27 lire settimanali e andavano a costituire il fondo cassa. Dal fascismo in poi, le varie occupazioni privarono la sede di tutte le suppellettili, documenti e ricordi appartenuti alla Società operaia agricola, ma sopravvivano a tutt’oggi le foto dei membri del primo consiglio direttivo, esposte al pianterreno.
Al primo piano, invece, sopravvivono i resti di un piccolo teatrino, nel quale una compagnia di saltimbanchi si esibiva.
Sarebbe auspicabile recuperarne almeno in parte la funzionalità, perché il consiglio, che svolge ancora le sue riunioni all’interno dell’edificio, non ha mai desiderato altro che destinarne l'utilizzo alla collettività pesciatina.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
