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Mandara: «Centrodestra a Pescia inadeguato, le dirigenze dovrebbero dimettersi»

di Maria Salerno
Mandara: «Centrodestra a Pescia inadeguato, le dirigenze dovrebbero dimettersi»

Il consigliere di Voltiamo Pagina a ruota libera: «Hanno perso loro, non io»

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PESCIA. «Il mio nome era sul tavolo del centrodestra, che mi corteggiava da diversi mesi con inviti a prendere tessere di partito varie e ora non fa che attaccarmi, la misura è colma».

Lo ha detto il consigliere di opposizione Giancarlo Mandara (Voltiamo Pagina) che insieme ad altri esponenti della coalizione, che hanno sostenuto la sua candidatura a sindaco di Pescia alle ultime amministrative, approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Mandara si dichiara stanco degli attacchi alla sua persona, degli epiteti poco edificanti rivolti a Francesco Conforti od Oliviero Franceschi (definiti all’occorrenza “personaggi”, “vecchia politica”, “mele marce”) che hanno creduto in lui e nel suo progetto civico di “rinascimento pesciatino”. Stanco delle bordate del centrodestra insomma, che non solo ha subito una clamorosa sconfitta, ma non è arrivato nemmeno al ballottaggio e ha attribuito alla sua scelta di “correre da solo” le ragioni della sua debacle.

«Sono loro ad avere perso, lo dimostrano i numeri: la mia lista da sola ha preso più voti di Fratelli d’Italia raddoppiando i consensi ottenuti nella precedente tornata elettorale e il solo Partito democratico ha preso più voti dell’intero centrodestra unito, questa è la verità. Non ha senso che dicano che hanno presentato il candidato in ritardo, hanno perso perché il loro era un candidato debole e si sono limitati a fare un comitato elettorale, non una coalizione unita da un progetto. Hanno una sudditanza psicologica nei confronti di Oreste Giurlani, hanno pensato che se non riuscivano a batterlo tanto valeva mettercisi insieme, cosa per me inaccettabile dopo cinque anni di opposizione alla sua politica».

E poi ancora le ruggini con il collega consigliere Giacomo Melosi, col quale «ci sarebbe stato un confronto prima della campagna elettorale – dichiara Mandara – ma lui aveva le sue ambizioni, che il suo stesso partito non era disponibile ad assecondare». Quale futuro, dunque? «Le dirigenze provinciali dei partiti del centrodestra dovrebbero interrogarsi e presentare le dimissioni perché è evidente che hanno fatto degli errori – conclude Mandara – per conto mio continuerò a lavorare per Pescia, professandomi uomo di un centrodestra moderato e liberale, ma tutto da ricostruire».


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