Gioco
Terme di Montecatini, vicino il giorno del giudizio. I creditori al voto sul concordato
Urne aperte dal 25 maggio al 5 giugno: per l’omologa serve la maggioranza
MONTECATINI. Urne aperte dalle 7 del 25 maggio alle 23,59 del 5 giugno. E stavolta non c’entra (almeno in via diretta) la politica, visto che a votare saranno tutti i creditori delle Terme, chiamati a esprimere il loro parere circa l’accettazione o meno del concordato preventivo.
In questi giorni il commissario giudiziale ha ricordato - tramite pec - che sta arrivando il giorno del “giudizio”. E sempre tramite pec (a un indirizzo aperto per la procedura e sotto “controllo” dello stesso commissario) si potrà votare. Nella stessa missiva si trova una nota sintetica che riassume i punti principali della proposta di concordato. Questa è fondata su un piano che prevede di ricavare i mezzi finanziari per il pagamento dei debiti: dalla continuità indiretta mediante affitto del ramo aziendale (come noto alla Croce Rossa Italiana, che pagherà un canone di 40mila euro più Iva per tre anni) relativo all’attività sanitaria e idropinica negli stabilimenti Redi e Tettuccio, con successiva cessione dell’azienda in funzionamento; dalla continuità dell’attività di gestione immobiliare e attività residuali (concessione spazi, servizi fotografici, vendita cosmetici); e dalla liquidazione di tutto il patrimonio immobiliare e mobiliare.
In sintesi il piano prevede, nell’arco temporale di tre anni, di procedere alla vendita di tutti i beni, alla cessione del ramo d’azienda dell’attività sanitaria e idropinica, alla cessione dei rami di azienda bar Tettuccio, bar Redi e Minigolf, alla cessione del marchio “Terme di Montecatini” e dei marchi complementari, alla vendita della Gestioni complementari termali, alla riscossione dei crediti. L’attivo concordatario è stimato dalla società in 56.331.229 euro. La proposta prevede il pagamento integrale delle spese di procedura e di tutti i creditori prededucibili, nonché il pagamento integrale dei creditori suddivisi in 20 classi. Il passivo concordatario, comprensivo delle spese di giustizia e dei crediti prededucibili, è indicato dalla società in 46.856.985 euro.
Nella nota del commissario si specifica inoltre che «le previsioni di realizzo dalla continuità sono basate su ipotesi e previsioni e quindi come tali soggette a incertezza e al rischio legato all’attività imprenditoriale. Ciò significa che non vi è alcuna certezza di realizzare tali introiti e che, anzi, dalla gestione, negli scenari più avversi, si potrebbero generare anche delle perdite». E per essere ancora più “convincente”: «Il rischio della liquidazione è completamente a carico dei creditori ed è particolarmente elevato perché il valore dei beni in liquidazione è pari al 99,71% dell’attivo che la proposta prevede di mettere a disposizione per il pagamento dei creditori». Inoltre, «i tempi di pagamento potrebbero variare in relazione al risultato e ai tempi di liquidazione delle attività, nonché dei risultati della continuità aziendale».
Ma pur con tutte le criticità e i rischi esposti, la relazione conclude che «non appaiono alternative più convenienti rispetto alla proposta. In caso di non approvazione del concordato si aprirebbe infatti la liquidazione giudiziale (ex fallimento) che porterebbe a un minor soddisfacimento dei creditori, dato che tutto l’attivo sarebbe soggetto a rischi di liquidazione ancora maggiori». Per essere omologato, il concordato dovrà ricevere l’assenso della maggioranza del totale dei creditori e della maggioranza in almeno 11 delle 20 classi individuate. È da qui che passa il futuro delle Terme.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
