Sicurezza
Herons Montecatini, ascesa alle stelle nel giro di soli due anni
La squadra infiamma la città con l’accesso ai playoff per l’A2. Il presidente: «Non pensavo che avvenisse così presto»
MONTECATINI. In città è l’argomento principale, il fermento è palpabile: Montecatini torna a far parlare di sé nel panorama del basket nazionale.
Lo fa grazie all’impresa della Fabo Herons, che con la vittoria ottenuta domenica a Pavia con quasi trecento tifosi termali al seguito, si è qualificata da neopromossa ai playoff per la serie A2 (al via domenica contro Orzinuovi) assicurandosi la partecipazione alla prossima B nazionale, grazie al quarto posto nel girone A (di serie B). Un risultato da stropicciarsi gli occhi, in continuità con la promozione festeggiata l’anno scorso, e che è frutto di un instancabile lavoro di programmazione, su cui la dice lunga l’attuale platea di 75 aziende sostenitrici, che da ottobre vede come capofila appunto la Fabo, produttrice leader di soluzioni autoadesive con sede a Larciano. Come ulteriore premio, l’affetto di un pubblico sempre crescente – riaccendendo al contempo la passione di un popolo, complice anche la stracittadina con Gema – con un dato stagionale di non meno di 800 spettatori di media nelle partite casalinghe.
E pensare che due anni fa, di questo periodo, Andrea Luchi usciva allo scoperto annunciando l’imminente nascita di un nuovo progetto cestistico cittadino, che avrebbe creato un ponte tra la tradizione rossoblù e una visione a lungo termine, all’insegna della sostenibilità e dell’etica. Ancora non si sapeva quale sarebbe stata la categoria di partenza, né chi sarebbero stati i protagonisti. Quanta strada in così poco tempo. Ma lo stesso presidente Luchi, benché al settimo cielo per quanto costruito finora, si sente tutt’altro che arrivato, proiettato sugli aspetti organizzativi ed agonistici derivati dall’impresa di aver centrato i playoff. «Ancora non abbiamo fatto nulla – resta cauto il dirigente di nuovo in prima linea nel basket termale dopo la pagina di storia targata Sporting Club fino agli anni 2000 e diversi anni nel professionismo – certamente tutto quello che si vede adesso è frutto di un lavoro immane. Però i progetti sportivi hanno bisogno di essere alimentati quotidianamente e noi non ci accontentiamo. Ai playoff incontriamo Orzinuovi che è la squadra più forte delle 64 di serie B e ha vinto entrambi i trofei in palio finora (Supercoppa e Coppa Italia, nda). Resta il fatto che lo sport è bello perché non sempre vince il più forte e da parte nostra la voglia di competere, prima di tutto con noi stessi, è sempre tanta. Ce lo insegnano il nostro coach Barsotti e il nostro staff. Non ci sono segreti, solo impegno, dedizione, ambizione, sacrificio. Per questo ringrazio tutte le persone che lavorano con noi».
Il mantra è uno: alzare continuamente l’asticella senza fare il passo più lungo della gamba. «Un club sportivo non deve dipendere solo dai risultati. Il progetto dev’essere credibile anche quando le stagioni non sono fortunate, perché lo sport non è una scienza esatta. E anche i playoff quest’anno erano tutt’altro che scontati, anzi ad un certo punto erano una semplice chimera. Fuori dal campo non vanno vinte le partite, ma si devono convincere manager e imprese a scommettere su di te. Ora abbiamo una credibilità di un certo tipo, all’inizio eravamo sette amici (si riferisce ai soci fondatori, nda) che si sono spesi personalmente. Poi man mano la rete di aziende è diventata sempre più forte e speriamo lo diventi ancora. Da Fabo agli altri sponsor, offriamo a tutti una visibilità pulita. Non venderemo mai l’anima al diavolo. Devo dire che tante cose che stanno succedendo me le aspettavo ma non con queste tempistiche, compreso riuscire a riportare più di mille persone al palazzetto. Persino in serie A ricordo pochi esodi a distanza di pochi mesi come i due a Livorno e quello a Pavia».
A fare da sfondo poi ai risultati concreti, un’atmosfera frizzante che ricorda quella degli anni d’oro rossoblù in serie A e che lo stesso Luchi ha vissuto. «Sul collegamento con la tradizione non ci sono mai stati dubbi – dice – volevamo costruire una società con prospettiva ma che incarnasse lo spirito e l’eredità di una storia importante che è stata scritta in questa città».
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