Italia
All’asta le cave di Monsummano: costano meno di 90mila euro
Sono oltre 75mila metri quadrati di terreno dove l’estrazione è cessata nel 1987. Oggi la zona viene considerata come una sorta di oasi naturalistica
MONSUMMANO. Domani – venerdì 14 aprile – le cave di Monsummano andranno all’asta per un importo base di 87. 500 euro. L’offerta minima è stata fissata a 65. 250 euro e il rialzo minimo di gara non può essere inferiore ai 1. 500 euro. La modalità di vendita è stata fissata dal Tribunale di Pistoia secondo i canoni di un asta asincrona telematica, il tipo di vendita è senza incanto. Il termine della presentazione delle offerte è invece fissato per oggi a mezzogiorno in punto.
Il giudice fallimentare che si occupa del procedimento è Sergio Garofalo mentre l’avvocatessa Sonia Tripi è la professionista delegata alla vendita.
Il bene, che per Monsummano è decisamente uno dei luoghi più iconici e identitari, è costituito da un terreno a uso agricolo di 75. 520 metri quadrati, con annessa una cava abbandonata e dismessa avente grande interesse naturalistico. A corredare il lotto, vi è un edificio semidistrutto di circa 60 metri quadri utilizzato a suo tempo come rimessa. Visibili da decine e decine di chilometri in tutta l’area pianeggiante che si estende dalla piana lucchese al Padule di Fucecchio, le cave di Monsummano sono costituite da un insieme di varie cave da cui venivano estratti materiali diversi. Risale infatti al 1300 lo sfruttamento del “marmo rosa” utilizzato a fini decorativi mentre leggermente successivo è il momento in cui fu iniziato il prelievo degli inerti per la fabbricazione del cemento o per essere utilizzati in edilizia. Appartenute per molti decenni alla famiglia Giusti di Monsummano (quella del poeta Giuseppe Giusti per intenderci) , le cave di Monsummano hanno fornito il materiale per il rivestimento di due importanti edifici pubblici nella vicina Montecatini: la stazione di piazza Italia realizzata dall’ingegnere Angelo Mazzoni e la basilica di Santa Maria Assunta che, nel secondo dopoguerra, sostituì la chiesa del Chambray Digny in piazza del Popolo. In entrambi i casi, i progettisti scelsero appositamente i marmi provenienti dalle vicine cave, proprio per sottolineare il legame fra opere e territorio. Le cave cessarono di essere sfruttate nel 1987. L’accresciuta sensibilità ecologica del tempo e gli alti costi di produzione sconsigliarono infatti il perdurare dell’attività dei cavatori. Inoltre, vi era il timore che l’attività di estrazione andasse a danneggiare la flora circostante, di cui fanno parte ben 28 specie di orchidee selvatiche. Tuttavia, uno dei motivi principali che portarono alla chiusura furono i timori che l’estrazione degli inerti della cava grigia e dei marmi rosa delle altre cave potessero contaminare le falde freatiche sottostanti, che alimentano le sorgenti termali della grotta Parlanti e della Grotta Giusti. Un rischio troppo alto che, in pratica, impose lo stop all’attività estrattiva. Oggi le cave di Monsummano sono considerate una sorta di oasi naturalistica, che si è rafforzata in 36 anni circa di totale abbandono. Adesso arriva invece quest’asta, a ricordare a tutti che le cave sono comunque un bene economico che un domani, a qualsiasi titolo, può essere di nuovo oggetto di attività economica. Il futuro inizierà quindi dal “click” dell’acquirente più convinto. Oppure, sarà figlio della totale assenza di compratori.
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