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Lorenzini di Pescia, all’ex tribunale consegnate 4 aule su 10

di Maria Salerno
Lorenzini di Pescia, all’ex tribunale consegnate 4 aule su 10

Il rientro doveva arrivare alla fine delle vacanze di Natale. La sfiducia degli studenti: «Ci sentiamo presi in giro»

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PESCIA. Dovevano essere consegnate a metà ottobre, poi a fine novembre e poi ancora a gennaio, al rientro dalle vacanze di Natale. Così prevedeva il cronoprogramma della Provincia di Pistoia. Ma a distanza di 4 mesi, molte promesse e altrettante smentite, delle aule che avrebbero dovuto accogliere gli studenti del liceo Lorenzini ne mancano ancora sei all’appello. Si tratta di quelle ricavate all’ex tribunale. Delle 10 promesse, infatti, sono solo 4 quelle effettivamente rese disponibili.

Per le altre toccherà aspettare aprile. «Ma poi aprile potrebbe anche essere giugno o settembre» commentano sfiduciati gli studenti, palesando il loro scetticismo nei confronti della Provincia, da cui in questi mesi, dicono, «si sono sentiti solo presi in giro», grati invece al Comune «che nonostante i disagi ha sempre trovato una soluzione».

«Il fondo lo abbiamo già toccato o bisogna ancora arrivarci?» si domanda Simone Santo, uno dei rappresentanti degli studenti. Ad oggi la realtà che vivono è quella di una scuola “diffusa” su sei sedi: oltre a quella centrale, utilizzabile solo parzialmente dopo la nota dello scorso 16 giugno con cui la Provincia dichiarava l’edificio «non più idoneo alla prosecuzione dell’attività didattica», Palazzo Piacentini, l’ex distretto, parte della biblioteca comunale, parte dell’ex tribunale e una stanza del teatro Pacini.

«I disagi sono molti sia per i ragazzi che per gli insegnanti – prosegue Simone – non solo di natura logistica, ma anche per i parcheggi che nella zona dell’ex tribunale sono tutti a pagamento (un giorno di scuola può costare anche 5 euro), per i pullman (per prenderli si deve fare un permesso e uscire 10 minuti prima, anche quando c’è compito in classe) a meno che non si voglia tornare a casa nel pomeriggio come ai tempi dei doppi turni».

Ma ad ogni modo, la cosa che pesa di più, nella percezione dei ragazzi è quella della frammentarietà. «Manca la mattina ritrovarsi insieme davanti alla scuola, manca il contatto umano con gli studenti di altri indirizzi – spiega Simone – la mia classe, ad esempio, è al teatro Pacini, siamo soli e lontani da tutti, ma bene o male siamo in quinta. Anche i ragazzi che sono in biblioteca sono soli, sono solo 9, ma loro sono in seconda scienze applicate, gli è preclusa la possibilità di socializzare con altri studenti, senza considerare che devono spostarsi nella sede centrale per le attività di laboratorio». Non è solo l’anno in corso a suscitare preoccupazione.

«Che cosa possiamo garantire ai genitori di quei ragazzi che stanno valutando di iscriversi al Lorenzini il prossimo anno?». L’unica certezza rimane quella del nuovo istituto, per il quale gli insegnanti si sono riuniti anche in un comitato, ma anche quello al momento appare pressoché un miraggio.

«Ancora molto nebuloso appare il cammino verso la nuova sede, che è un’eccellenza nel territorio e necessita veramente un unico plesso – conclude il rappresentante degli studenti –. Insomma, ancora ritardi, incertezze e tanti problemi».

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