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Il larcianese barman al Billionaire di Doha: «Vi racconto cosa vedo in Qatar»

di Lorenzo Carducci
Marco Donati davanti al Billionaire di Doha sull’isola Al Maha
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Marco Donati davanti al Billionaire di Doha sull’isola Al Maha

Marco Donati, 37 anni, lavora come barman durante la Coppa del mondo

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DOHA. Ha lavorato 8 anni a Londra, 6 a Montecarlo, qualche stagione a Formentera e non solo: adesso alla personale collezione di cartoline ed esperienze lavorative Marco Donati, 37enne di Larciano, può aggiungere anche il Qatar. Entrato nel 2014 all’interno del personale Majestas, società di locali di lusso di Flavio Briatore (Billionaire, Twiga, Crazy Pizza e così via) , Marco ha colto al volo l’opportunità di lavorare al nuovo Billionaire di Doha per il periodo della coppa del mondo di calcio, giunta adesso ai quarti di finale.

«Resto fino a prima di Natale, poco dopo la finale – premette il valdinievolino dallo sfarzoso grattacielo che ospita club e dipendenti dove è passato a trovarlo anche il fotografo lamporecchiese de Il Tirreno Paolo Nucci, al nono mondiale in carriera – . Magari sarà perché sono condizionato dal fatto che l’Italia manchi ai mondiali, ma ci aspettavamo molti più turisti. Non si vede tutta questa montagna di persone, anche perché venire qui in Qatar è una trasferta molto onerosa dal punto di vista economico, i prezzi degli alberghi sono triplicati in poche settimane e in più il costo della vita qui è carissimo. Noi stiamo lavorando principalmente con gente del posto, ma la discoteca qui non va molto, perciò il nostro target sarebbero clienti internazionali, come ad esempio Gianluca Vacchi nostro ospite in questi giorni». ù

L’impatto con la realtà e la cultura qatariota, mondiale e locale lasciati da parte, è del tutto particolare anche per chi come Marco ha confidenza con l’estero. «Noi siamo sull’isola artificiale di Al Maha, creata adesso – prosegue Donati – ci sono tanti ristoranti internazionali extra lusso che vendono anche alcol, in generale non è diffuso per via dei costi d’importazione e della religione musulmana. Si vedono giri d’affari incredibili, la vera ricchezza, anche più della zona ricca “buona” di Londra. Però sono molto indietro come apertura al mondo, si stanno rifacendo un pochino adesso ma ancora c’è tanta strada da fare, sui diritti civili e sociali. Fino a qualche anno fa le donne non potevano entrare negli stadi e sappiamo quale sia la loro condizione. Diciamo che siamo ancora lontani da Dubai ma non c’è nemmeno il clima che c’è in Arabia Saudita. La popolazione qatariota sembra contenta di come la monarchia li faccia stare. Poi ci sono lavoratori indiani, pakistani in condizioni di povertà, che lavorano senza diritti». Prima di tornare a casa dalla famiglia – suo fratello Paolo ha gestito bar e ristoranti nel Montalbano – Marco si gode a pieno l’esperienza, in tutte le sue caratteristiche, pregi e difetti. «Ho sempre avuto la voglia di imparare lingue, viaggiare e lavorare all’estero. Poi più sei fuori più apprezzi l’Italia e il posto dove sei cresciuto, infatti dopo anni fuori ho ripresa la residenza a Larciano. Del Qatar ero molto curioso, lavorativamente offre molto ma in realtà non so se ci vivrei stabimente».l

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