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La Cattedrale di Pescia si prepara ad accogliere il capolavoro di Raffaello

di Maria Salerno
La Cattedrale di Pescia si prepara ad accogliere il capolavoro di Raffaello

La Madonna del Baldacchino sarà in Duomo per tre mesi dalla fine di aprile 2023

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PESCIA. Il 2023 si preannuncia un anno importante per Pescia – che dal 29 aprile al 30 luglio – ospiterà un’importante opera di Raffaello: la Madonna del Baldacchino. L’opera, già da qualche mese, ha lasciato la Sala di Saturno a Palazzo Pitti per essere sottoposta al rigoroso esame diagnostico di un team di esperti all’Opificio delle Pietre Dure, volto a valutare se esistono le condizioni per essere spostata dalla sua sede naturale.

Il responso degli specialisti ha stabilito che l’opera sta bene, può, dunque, essere spostata a Pescia ed essere esposta in Duomo senza problemi.

Ha avuto solo bisogno di un leggerissimo intervento di consolidamento nella porzione più alta del supporto ligneo. Proprio dall’Opificio, nella mattinata di ieri è stata annunciata la sua partenza alla volta di Pescia, nell’ambito di un “progetto speciale” degli Uffizi Diffusi, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Ad ogni modo non sarà la prima volta di Raffaello a Pescia, poiché la sua pala d’altare fu custodita per quasi duecento anni nella Cattedrale del territorio grazie a Baldassare Turini, che oltre ad essere un alto prelato della Santa Sede nel primo Cinquecento nonché esponente di spicco della comunità pesciatina, di Raffaello fu amico ed esecutore testamentario.

Turini acquistò l’opera e la portò in Duomo, dove venne collocata sull’altare della cappella-mausoleo dei Turini che lo stesso Baldassarre aveva fatto erigere tra gli anni ’30 e ’40 del XVI secolo, anche per accogliere degnamente la pala dell’Urbinate.

La Madonna del Baldacchino vi rimase per un secolo e mezzo, fino al 1697: in quell’anno fu acquistata dal Gran Principe Ferdinando de’ Medici, che la riportò a Firenze nella reggia di Palazzo Pitti, sua attuale sede, dove è esposta tra i capolavori della Galleria Palatina.

Azzardando qualche ipotesi storica, nell’ambito della conferenza stampa di ieri, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha sottolineato come questo ha probabilmente fatto sì che l’opera rimanesse in Italia. «Se fosse stata acquistata dal re di Francia – ha ipotizzato Schmidt – probabilmente oggi sarebbe al Louvre».

Quando la pala lasciò Pescia, in Duomo fu collocata la copia dipinta da Pier Dandini, con la quale l’originale di Raffaello dialogherà nei tre mesi di esposizione. Anche la copia è stata nei mesi scorsi sottoposta a controllo e restauro, in preparazione della mostra.

Il trasferimento del quadro, che come ha ripetutamente sottolineato il direttore Schmidt rappresenterà “un’occasione unica”, che si giustifica solo nell’ottica degli Uffizi Diffusi, che oltre a decentrare i flussi turistici mira a valorizzare i territori circostanti, consentirà anche di restituire l’idea originale di Raffaello che non la dipinse perché fosse collocata in una pinacoteca, ma in una chiesa. La pala d’altare, infatti, fu realizzata tra il 1506 e il 1508 su commissione della famiglia Dei per la chiesa di Santo Spirito a Firenze, dove però non andò mai.

La città di Pescia ha accolto la notizia con grande fermento e si prepara fin da ora a ricevere con tutti gli onori il grande ritorno del genio di Urbino.


 

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