La protesta
Dimitri Bettini confermato alla presidenza delle Pubbliche assistenze toscane
Delusione per i primi atti del nuovo governo che ha abolito i ristori per l’emergenza
MONTECATINI. Il consiglio regionale delle Pubbliche assistenze, alla prima seduta dopo il congresso di fine ottobre a Montecatini, ha acclamato Dimitri Bettini per un secondo mandato alla presidenza dell’Anpas Toscana. Bettini, originario di Empoli ma residente a Lamporecchio, di professione impiegato del commercio, resterà in carica per i prossimi 4 anni, cercando di far crescere ancora la sua realtà che può contare su 160 associazioni operative in regione, quattrocentomila soci e oltre quarantamila volontari.
«Ci aspettano 4 anni – ha detto il presidente fresco di riconferma – di grande lavoro su temi di estrema importanza. La sfida per il futuro è comunque tornare alle origini, sviluppando ancor più un senso di comunità che dia risposte a pezzi di società rimasti sfaldati dopo la pandemia».
La strada da seguire per tagliare questo traguardo è, secondo Bettini, quella di «riprogettare l’intera attività sociale delle Pubbliche assistenze. La linea di mandato che intendo quindi seguire è quella di una maggior presenza sul territorio, effettuando un vero e proprio lavoro di inchiesta che ci consenta di comprendere quali siano realmente i bisogni effettivi delle persone. Si tratta in definitiva di riorganizzare questi bisogni e di scegliere, coinvolgendo anche le istituzioni e le attività private, che oggi ci chiedono collaborazione e progettualità importanti anche a livello sociale».
Per ciò che concerne infine il rapporto con la politica e le istituzioni, Dimitri Bettini traccia un quadro quanto più possibile esaustivo: «I nostri problemi non si risolvono tutti a Firenze o a Roma, bensì in Europa. Ogni livello deve avere una giusta interlocuzione con il nostro mondo. Con il nuovo governo siamo partiti male. Mi riferisco a cosa è accaduto ai “ristori” per l’emergenza, cassati in commissione proprio per il volontariato sanitario che ha sostenuto i costi più alti. Per invertire la rotta, occorre che il confronto con il nuovo esecutivo sia forte e deciso. A noi non bastano i ringraziamenti formali alle cerimonie. Serve un sostegno concreto alle associazioni e un impegno importante perché la legge sul terzo settore abbia sostanza».
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