Italia
Morto l’ex campione Galli: conosciuto come “Testina d’oro”, fu una stella del calcio
Bagnaiolo doc, giocò negli anni Cinquanta nel Milan, nella Roma e nel Lazio. Con un altro montecatinese firmò il primo pareggio della Nazionale a Wembley
MONTECATINI. Per un particolare e chissà forse voluto scherzo del destino nel giorno del derby della capitale, sua città adottiva ci ha lasciato all’età di 91 anni, Giancarlo “Carletto Galli”, bagnaiolo doc, detto Testina d’oro, ariete d’area di rigore che seguì le orme dello zio Remo, antesignano delle grandi glorie pedatorie nate all’ombra delle Terme.
Carlo vestì in giallorosso tra il 1951 e il 1956 per poi indossare la casacca biancoceleste della Lazio dal 1963 al 1966, quando appese le scarpe al chiodo. In mezzo, una lunga ed onorata carriera a partire dall’esplosione nel Palermo, e le seguenti esperienze con Milan, Udinese, e Genoa, segnando caterve di gol.
Senza contare le reti in azzurro ed il magico pomeriggio del 6 maggio 1959. Dentro il catino dello Stadio dell’Impero, nome ufficiale del Wembley, il tempio del football britannico, la temperatura era alle stelle. Inghilterra – Italia non è mai un’amichevole. Figuriamoci allora. Per la prima volta gli azzurri sempre sconfitti in terra anglosassone nel mezzo secolo precedente, hanno il privilegio di affrontare la nazionale dei tre leoni nel loro salotto buono. Mister Ferrari punta su una formazione operaia schierando davanti addirittura due montecatinesi veraci Carletto Galli ed Amos Mariani, che con Brighenti, anche lui in campo, formano il tandem offensivo del Padova. All’entrata in campo, sono in 90mila sugli spalti dei quali tanti italiani emigrati con la divisa da cameriere o da uomo di fatica e i lucciconi agli occhi. Anche per loro non è un’amichevole. Si comincia male perché pur giocando alla pari dei “maestri”, l’Inghilterra passa due volte con Bradley e col giovane (sir) Bobby Charlton. Cosa successe nell’italico spogliatoio al riposo è avvolto nel mistero. Fatto sta che Brighenti a inizio ripresa accorcia le distanze con una fiondata di sinistro. L’Italia ci crede. Segato appoggia a Galli che, senza guardare, serve in profondità Mariani, gesto fatto mille volte da ragazzi, sullo spelacchiato campo di via Leonardo da Vinci dove sono cresciuti, accanto alla ferrovia, sbucciandosi le ginocchia, prima di diventare due splendidi atleti e quindi autentiche leggende in virtù di tale epica impresa perché ricevuto l’assist dall’amico della spensierata adolescenza la guizzante conterranea ala destra si accentrò scaricando la sfera fra il palo ed il portiere. 2-2, palla al centro e tabù sfatato. Con la scomparsa di Carlo Galli se ne va una parte di storia del genuino calcio italiano del dopoguerra e non solo.
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