Sicurezza
Senza notizie per 14 ore: odissea al pronto soccorso di Pescia
Protesta di una donna che aveva portato un’anziana parente all’ospedale
PESCIA. Quattordici ore senza sapere se avrebbero ricoverato o meno un’anziana che era stata trasportata al pronto soccorso del nosocomio pesciatino. Angoscia, preoccupazione e anche rabbia. Emanuele Di Vita, parente della signora racconta cosa è accaduto dettagliatamente. «La comunicazione con i parenti esterni non funzione. Alle ore 11 di lunedì contatto il 112 per richiedere un’ambulanza ordinaria per una caduta accidentale in casa (forse dovuta ad un malore) di una mia parente di novantanni. Arrivati al pronto soccorso dell’ospedale di Pescia mia sorella viene subito allontanata, perché non si può attendere dentro per le normative anti covid. Ma viene invitata a contattare il reparto telefonicamente a partire dall’orario dopo pranzo. Certo, questo può essere anche giusto, ma secondo me bisognerebbe valutare caso per caso, soprattutto perché l’infortunata era in stato confusionale. Premetto che di lunedì il pronto soccorso era affollatissimo».
Alle 14 dopo diverse telefonate risponde un’addetta dicendo che la signora ancora non è stata visitata. «Ci invita a telefonare ogni due ore. Così chiamiamo alle 17 e alle 19, 30. Questa volta sembra che alla signora siano stati effettuati gli esami, ma ancora non si sa nulla, se sarà ricoverata oppure no. Proviamo a telefonare ancora. Ore 21, 30 nessuno risponde. Ore 22, 30 nessuno risponde. Ore 23, 30 nessuno risponde. Allora contatto il 112 con la richiesta di parlare con le forze dell’ordine. Mi vengono passate, ma non risolvo nulla». «Ancora lunedì sera non sapevamo nulla sulle condizioni di questa povera donna. Nè tanto meno se era stata ricoverata oppure ancora peggio se era deceduta».
« Ora mi chiedo - va avanti - siamo arrivati alle 24 ed eravamo ancora in balia del nulla. Ma i cittadini onesti, come mi reputo e chi mi conosce lo può confermare, si meritano tutto questo? ». Non si tratta di un’accusa al personale, anzi. «Capisco che in ospedale siano tantissimi gli accessi di persone che stanno male e non ce l’ho assolutamente con il personale sanitario che sicuramente si spacca la schiena – afferma Di Vita – . Ma i dirigenti della Asl sanno che negli ospedali succedono queste cose? Se proprio dobbiamo interagire tramite call center, perché non istituirne uno senza dover per forza fa rispondere chi deve prendersi cura delle persone? Purtroppo e per fortuna non avevo mai toccato con mano una situazione del genere e ho deciso di andare fino in fondo sporgendo formale lamentela. Tutto questo per capire se anche ad altri sta succedendo questa cosa e se ci vogliamo unire in un unico grido. Immaginiamo anche lo stato d’animo di questa signora infortunata di 90 anni. Che ha lasciato a casa un figlio con disabilità. Per carità è in buone mani però...». L’ultimo contatto con l’ospedale è stato quello delle ore 19, 30. «Poi non hanno più risposto – continua Di Vita -. Abbiamo provato fino all’una di notte e ricominciato a telefonare alle sette del mattino. Ci hanno contattato martedì mattina alle nove e la signora alle 11 di ieri mattina è stata dimessa».
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