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Pescia, trovata morta dopo giorni per un malore fatale in casa

Fabio Calamati
Pescia, trovata morta dopo giorni per un malore fatale in casa

Quando sono entrati, dopo aver scassinato la porta della sua abitazione, carabinieri e vigili del fuoco hanno trovato quello che le peggiori previsioni facevano immaginare

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PESCIA. Quando sono entrati, dopo aver scassinato la porta della sua abitazione, carabinieri e vigili del fuoco hanno trovato quello che le peggiori previsioni facevano immaginare. Maria Mazzanti, 65 anni, che viveva da sola nella sua casa a Collodi, era deceduta da alcuni giorni. Non hanno potuto fare altro che effettuare i rilievi necessari. Con loro c’era anche il nipote della donna, che abita nelle vicinanze.

Le verifiche del caso serviranno a definire con certezza cosa sia successo nella casa di Collodi, anche se – in base ai primi elementi emersi – sarebbero da escludere atti violenti subiti dalla donna o incidenti che abbiano portato a ferite mortali. Più probabilmente ad uccidere Maria Mazzanti è stato un malore improvviso, che le ha impedito di chiedere aiuto.

In effetti il telefono della donna era muto ormai da diversi giorni. A testimoniarlo, una sua amica, che si trova al momento in vacanza all’estero, ma che era abituata a sentirsi con Maria più di una volta la settimana. «Ci conoscevamo – spiega Gabriella, che ha preferito non veder pubblicato il suo cognome – perché mi ero presa cura del marito, che è venuto a mancare nel febbraio dello scorso anno. Anche dopo quell’episodio siamo rimaste amiche e spesso andavo a trovarla, anche se Maria era una donna completamente autonoma, guidava l’auto e badava a sé stessa».

Proprio la familiarità con l’amica aveva fatto subito pensare a Gabriella che quel telefono silenzioso fosse un’anomalia. «Mi sembrava strano che non rispondesse da dieci giorni – continua – allora ho cominciato a pensare che qualcosa potesse essere successo. Il mio problema è che mi trovo in vacanza all’estero e non avevo i recapiti dei familiari di Maria, che abitano vicino a lei. Ho dovuto fare una ventina di telefonate, ma alla fine sono riuscita a mettermi in contatto con un familiare. E così, mobilitati carabinieri e vigili del fuoco, è stato possibile entrare nella casa e, purtroppo, scoprire che per Maria non c’era ormai più nulla da fare».

Una persona muore da sola, nella propria abitazione, nel bel mezzo di un centro abitato. Ce n’è abbastanza per innescare riflessioni sulla solitudine e la mancanza di comunicazioni, paradossalmente proprio nel tempo in cui la tecnologia ha reso sempre più semplice e diretta la comunicazione tra persone. Poi è chiaro che ogni caso fa storia a sé. Ma Gabriella, al telefono, si sfoga. «Una persona – dice – non può ritrovarsi in questa situazione. Possibile che abbia dovuto muovermi io, che sono una semplice conoscente e che mi trovo, per di più, all’estero? Se non mi fossi preoccupata ed avessi agito di conseguenza, quando avrebbero trovato il cada vere della povera signora?».


 

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