Il Tirreno

Montecatini

L’ultimo volo di Sasha

Giancarlo Fioretti
 L’ultimo volo di  Sasha

Tanti palloncini bianchi liberati nel cielo dagli amici per dire addio al 19enne di Pieve a Nievole morto sabato dopo due giorni di coma

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PIEVE A NIEVOLE. «Non ci sono parole che possano spiegare una tragedia incomprensibile come la morte di un giovane. Queste cose sono inspiegabili e non dovrebbero mai accadere». Ieri pomeriggio, le parole del parroco don Alberto Tambellini hanno riecheggiato colme di dolore tra le antiche mura della chiesa romanica di Pieve a Nievole, gremita da tanti giovani e giovanissimi. Tutti lì per dare un ultimo saluto a Sasha Lucky Sassone, il 19enne morto sabato mattina al Cto di Firenze dopo due giorni di coma.

Ad ascoltare le parole del parroco, seduti in prima fila, i genitori Luciano e Beatrice, la sorella Sonia e il fratello Giovanni, oltre agli anziani nonni. Dietro di loro, tutte le panche erano stipate dagli amici del giovane, molti dei quali non hanno saputo trattenere le lacrime. Ragazzi e ragazze dei nostri tempi, con tatuaggi e piercing in bella mostra, tanto sensibili da piangere a dirotto mentre stendevano gli striscioni di saluto lungo il percorso da cui sarebbe poi passato il feretro per l’ultimo, breve, viaggio verso il cimitero di Pieve a Nievole.

Quando il carro funebre è transitato davanti alle lenzuola con su scritti gli ultimi saluti, il conducente ha rallentato la sua marcia a passo d’uomo. A quel punto, una miriade di palloncini bianchi sono stati liberati dagli amici e sono volati in cielo. Alcuni fumogeni hanno sparso nell’aria i colori arancio e verde, come se si volesse donare un pizzico di colore in un pomeriggio di buio interiore.

Molto conosciuto in tutta la Valdinievole e attivissimo sui social, Sasha sapeva farsi voler bene per le sue doti di umanità. «Non si tirava mai indietro di fronte a un amico in difficoltà – hanno detto all’unisono alcune giovanissime amiche – e ora che non c’è più già ne sentiamo la mancanza».

Altri hanno posto l’accento sulla sua gioia di vivere che, talvolta, poteva apparire un po’ sopra le righe. «Sasha non amava le mezze misure – hanno detto – e voleva sempre il massimo da ogni situazione».

Al loro ritorno a casa, tutti i giovani che erano presenti hanno riposto nei loro portafogli la foto ricordo plastificata del loro amico, dispensata dall’impresa di pompe funebri. Sasha appare sorridente, con quel sorriso che sfidava il mondo. Tutti quanti lo ricorderanno così.

Sasha era stato soccorso intorno alle 6 del mattino di giovedì scorso in via del Salsero, a Montecatini. Quando gli operatori del 118 lo hanno trovato, presentava una ferita alla nuca ed era riverso su una chiazza di sangue. Dopo aver ripreso momentaneamente conoscenza, si era addirittura alzato correndo via e percorrendo centinaia di metri, per poi cadere definitivamente al suolo in via San Marco. Dopo due giorni passati fra la vita e la morte, sabato mattina il suo cuore ha cessato di battere per sempre.

Sulle cause che lo hanno portato al decesso, ci sono tanti dubbi. Qualcuno dei quali potrebbe forse essere svelato dalle registrazioni dei filmati delle telecamere di sorveglianza della zona.

Ragazzo molto sensibile, amante della musica rap e delle serate in discoteca, Sasha ieri è riuscito nel “miracolo” di riempire fino all’inverosimile di giovani e di giovanissimi la pieve romanica del suo paese,l


 

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