Sicurezza
Pistoia, l'ispettore a processo per corruzione e truffa. La difesa: «Era ludopatico ma nient’altro»
Pantaleoni, residente a Lucca, era aggregato alla sezione della Polizia stradale di Montecatini ma in forza al comando lucchese, dopo aver diretto la sezione di Viareggio
PISTOIA. Il soundcheck per il concerto serale di Manuel Agnelli per il Pistoia Blues irrompe con tutti i suoi decibel nell’aula del Tribunale di Pistoia mentre l’avvocata Elena Augustin sta illustrando la propria arringa in difesa di Luigi Amico, coimputato nel processo che vede come attore principale sul banco degli imputati l’ispettore della polizia stradale, Gianluca Pantaleoni. Pochi secondi per capire che è impossibile proseguire e il presidente del Tribunale Alessandro Buzzegoli si vede costretto a sospendere la seduta.
Per fortuna bastano solo sette minuti per raggiungere i tecnici e zittire le casse del palco in piazza Duomo che interfacciano direttamente con il Palazzo di Giustizia. Così l’udienza può proseguire e l’avvocata Augustin può presentare le sue conclusioni che sono identiche a chi l‘ha preceduta nella difesa del coimputato Domenico Lombardi, e che si riscontreranno in gran parte anche in quelle successive per gli altri imputati, con la richiesta di assoluzione o, in subordine, di una pena congrua.
In questo processo infatti, Gianluca Pantaleoni, 52 anni, ex segretario nazionale della Uil polizia, deve rispondere delle accuse di corruzione, truffa ai danni dello Stato, traffico di influenze illecite, autoriciclaggio, peculato e circonvenzione di incapace. E per lui il pm Giuseppe Grieco, ieri rappresentato in aula dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio, ha chiesto una pesante condanna: 6 anni e 4 mesi di reclusione. Insieme a Pantaleoni, come detto ci sono dei coimputati per alcuni dei reati contestati dall’accusa, fra i quali si parla anche di corruzione e ricettazione, e si tratta di: Domenico Lombardi, 53 anni, di Massa e Cozzile; Tiziano Pandolfo, 41, di Barga; Luigi Amico, 60 anni, residente a Pistoia ma domiciliato ad Altopascio; e Cristian Balestra, 36 anni, di Altopascio.
All’avvocato Giovanni Cantelli del foro di Napoli spetta il compito di contestare tutte le accuse rivolte all’imputato principale, ovvero l’ispettore Pantaleoni. «Se c’è una verità che possiamo far emergere in questo processo è che Pantaleoni era un soggetto ludopatico e che gli è stato negato il diritto di curarsi. Era un tossicodipendente del gioco». Un’affermazione che il legale aggiunge al curriculum del suo assistito che «fino al 2016, anno di avvio delle indagini per questo processo, non ha mai avuto rilievi né di carattere disciplinare né tantomeno di altro tipo».
Pantaleoni, residente a Lucca, aggregato alla sezione della Polizia stradale di Montecatini (ma in forza al comando lucchese, dopo aver diretto la sezione di Viareggio), era finito nel mirino degli investigatori della questura di Pistoia dopo una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui suoi conti correnti: circa 900.000 euro in tre anni. Una buona fetta di questi soldi sarebbe arrivata, secondo l’accusa, dalla circonvenzione di una donna ipovedente, impiegata di banca, residente in provincia di Pisa, secondo la procura patologicamente innamorata di lui e che le avrebbe consegnato nel tempo almeno trecentomila euro, per far fronte ai suoi debiti di gioco.
«Consegne di soldi e debiti di cui anche il padre della donna, indicato come vittima della truffa, ne era a conoscenza – ha aggiunto l’avvocato Cantelli nella sua arringa – E quindi come si può parlare di circonvenzione e di truffa se padre e figlia erano consapevoli che Pantaleoni chiedeva i soldi per pagare i suoi debiti creati dalla ludopatia? E come si può parlare di inganno se la relazione fra i due veniva tenuta sotto traccia dalla stessa donna che quando presentava Pantaleoni diceva che era il suo miglior amico?» A conclusione, anche l’avvocato Cantelli ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito per tutti i capi di accusa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
