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Chiuso il Punto nascite a Pescia: «Io, prima vittima dei tagli»

Maria Salerno
Il Punto nascite dell’ospedale di Pescia
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Il Punto nascite dell’ospedale di Pescia

Il racconto-denuncia di una 41enne trasferita dopo dodici ore al San Jacopo di Pistoia

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PESCIA. Nella giornata di ieri, il punto nascite dell’ospedale Santi Cosma e Damiano di Pescia ha chiuso i battenti. Anzi, sarebbe più corretto dire che lo ha fatto allo scoccare della mezzanotte di martedì 31 maggio. Come sa bene una 41enne pesciatina giunta al pronto soccorso in mattinata con problemi ginecologici e che alla fine di una lunga e difficile giornata ha dovuto essere trasferita al San Jacopo di Pistoia perché la degenza di Ostetricia e Ginecologia aveva già serrato le porte.

Sebbene, nelle settimane scorse, sia stata evidenziata principalmente la provvisoria sospensione dei parti dal primo giugno, con la rassicurazione che sarebbero continuate tutte le attività legate alla gestione della gravidanza e del supporto al post parto, anche la gestione delle problematiche ginecologiche che richiedono un approfondimento diagnostico in ospedale, da ieri, è venuta meno a Pescia. Probabilmente a causa delle gravi carenze di personale medico in ginecologia, ostetricia e pediatria, per far fronte alle quali l’assessore regionale alla Sanità Simone Bezzini ha dato mandato di espletare appositi concorsi per l’adeguamento dell’organico agli standard ministeriali.

Ma questo riguarda il futuro.

Il problema, da ieri, di fatto, è arrivare al pronto soccorso e dover attendere anche 12 ore prima di essere trasferite in ospedale per il ricovero. È quanto, appunto, è accaduto a Manuela Angeli, 41 anni, residente a Pescia, che nella mattinata di martedì, intorno alle 11, 30, è entrata nel pronto soccorso lamentando forti dolori pelvici.

«Ho fatto due consulti ginecologici – racconta – uno verso le 13 e l’altro verso le 19. Sono grata al personale medico e infermieristico che si è preso cura di me, con competenza e professionalità. Ma sento la necessità di denunciare quello che ho vissuto, perché io sono stata la prima donna a esser trasferita al San Jacopo (me lo hanno detto ieri mentre mi mettevano in ambulanza) dopo questo provvedimento, ma è la situazione in cui da oggi si troveranno tante donne che arriveranno con una problematica importante di natura ginecologica al Ss Cosma e Damiano. Siccome il reparto avrebbe chiuso a mezzanotte, mi hanno trasferita al setting A dipartimento Chirurgia-Ginecologia di Pistoia. Questo avveniva dopo le 22,30, dopo quasi 12 ore. Prima di congedarmi, a Pescia, mi hanno fatto un forte in bocca al lupo con gli occhi lucidi. Questo mi fa capire l’attaccamento all’ospedale da parte del personale».

Inizialmente la Regione Toscana aveva disposto una chiusura di 6 mesi, fino a gennaio del 2023. In seconda battuta, è giunta la rassicurazione da parte del presidente Eugenio Giani, che la volontà della politica non è quella di chiudere: si tratta solo di una sospensione del servizio, che già subito dopo l’estate si potrebbe riaprire. Ma il personale è scettico su questa seconda ipotesi.

«Ho sentito di dover raccontare la mia esperienza come un dovere morale – ha concluso Manuela Angeli – Non è giusto che altre donne soffrano quel che ho dovuto soffrire io, soprattutto non è giusto non avere più dei reparti fondamentali per la salute femminile. La sfera femminile è piena di patologie, dalla semplice infiammazione al più grave tumore. E sono degli incoscienti ad avere chiuso dei reparti così importanti».

In compenso, l’Asl ha comunicato che da questo mese si attiveranno all’ospedale di Pescia un centro chirurgico interaziendale per la fecondazione assistita; l’utilizzo delle sale operatorie per lo smaltimento delle liste di attesa della ginecologia aziendale; e un progetto sperimentale di telemedicina.l


 

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