Toscana
Parola d’ordine: riqualificazione. Ma sul Piano operativo è scontro
La maggioranza presenta la città del futuro ma l’opposizione attacca e accusa anche il progettista
PESCIA. «Paesaggio e pianificazione hanno pari dignità e pertanto devono trovare il modo di dialogare». Parola di Graziano Massetani, l’architetto incaricato della stesura tecnica del piano operativo di Pescia.
Se n’è parlato mercoledì nella nuova sede del gruppo di maggioranza Pescia Cambia, in Borgo della Vittoria. Massetani vede nel piano operativo, che dovrà essere approvato definitivamente in consiglio comunale, dopo essere passato dalla Conferenza paesaggistica «l’occasione per riqualificare e riorganizzare questa città».
Non si tratta di espandere, ha spiegato, «l’espansione è finita, ma di riorganizzare gli spazi esistenti e questa riorganizzazione può essere fatta in due modi: o coi soldi pubblici o con quelli dei privati attraverso la compensazione urbanistica. Di fronte a queste considerazioni c’è l’obiezione del consumo di suolo, ma se io tolgo il suolo all’agricoltura allora è consumo di suolo, ma se occupo degli spazi abbandonati all’interno del tessuto urbano non consumo, ma riqualifico».
Sono questi gli aspetti maggiormente discussi all’interno della Conferenza paesaggistica e che hanno portato alla ridefinizione di alcune scelte come spiega lo stesso Massetani alla fine della sua esposizione «ma la sostanza del piano operativo è fatta salva».
Qual è la sostanza? Riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, possibilità di realizzare ampliamenti, tutela del patrimonio storico, regole chiare che consentono di intervenire sul patrimonio sono gli elementi alla base dell’atto che verrà approvato in consiglio.
Massetani, e ancor prima l’assessore a Lavori pubblici Aldo Morelli, ha ricordato che erano state introdotte anche delle viabilità strategiche, ma sono state stralciate nell’ambito della Conferenza paesaggistica così come le aree di trasformazione, che non sono state abolite ma considerevolmente ridotte.
Ma come ha lungamente ribadito il progettista, pur nelle riduzioni e correttivi apportati, la filosofia e le finalità originarie del piano operativo sono rimaste.
Oreste Giurlani ha sottolineato orgogliosamente come «fino al 2016 non c’era nulla e che questo strumento è fondamentale perché va a coprire un vuoto normativo lungo vent’anni».
Critico sul piano il gruppo di opposizione “Pescia è di tutti”, che taccia l’amministrazione Giurlani di “supponenza”, accusandola di avere ignorato suggerimenti e critiche costruttive provenienti da decine di comitati di cittadini e associazioni.
«Al netto dei proclami trionfalistici, il piano operativo è tutt’altro che pronto – ha detto il coordinatore Salvatore Leggio– Dopo il passaggio in consiglio comunale, dove la maggioranza è chiamata a prendere atto delle prescrizioni e ad approvare ciò che resta del piano operativo originario, dovrà tornare in Regione e passare al vaglio del ministero dei Beni Culturali».
Leggio non risparmia critiche nemmeno all’architetto Massetani, che in quanto tecnico incaricato e pagato dal Comune per la redazione del piano operativo, ha partecipato in prima persona all’iniziativa di una forza politica.
«Non si è mai visto che un tecnico incaricato dal Comune e pagato con i soldi di tutti i cittadini partecipasse a un’iniziativa di parte – accusa ancora Salvatore Leggio – Sarebbe stato grave qualunque parte fosse stata, a maggior ragione però se il tecnico incaricato dal Comune interviene in una iniziativa a supporto di un amministratore pubblico sospeso per effetto di una legge in quanto condannato in primo a grado per peculato. L’architetto Massetani ha perso, con questa discesa in campo, la residua immagine di imparzialità che aveva: si è trasformato in militante politico e riteniamo che deve essere coerente con la scelta che ha fatto, sciogliendo subito il suo contratto con il Comune di Pescia. Ci auguriamo che lo abbia già fatto, in ogni caso vogliamo tranquillizzare i cittadini che valuteremo in modo ancora più specifico gli atti e, nel caso, ci attiveremo nelle sedi opportune anche al fine di comprendere se sono state recepite le pesanti prescrizioni di Regione e sovrintendenza».
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