Il Tirreno

Montecatini

E le saracinesche diventano opere d’arte a cielo aperto

Maria Salerno
Un’artista disegna sulla saracinesca di una bottega di via Oberdan, nel quartiere delle Capanne, sotto gli occhi di due passanti
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Un’artista disegna sulla saracinesca di una bottega di via Oberdan, nel quartiere delle Capanne, sotto gli occhi di due passanti

“Pescia street art 2.0”: tante persone domenica in via Oberdan, alle Capanne, per ammirare il lavoro dei sette artisti e conoscere la storia delle botteghe

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PESCIA. Il quartiere delle “Capanne” per un giorno si trasforma in un immenso atelier a cielo aperto, dove sette artisti hanno trasformato le vecchie saracinesche delle botteghe storiche nelle tele dove far fiorire le proprie opere d’arte.

L’iniziativa “Pescia street art 2. 0” che domenica 20 marzo ha animato per tutto il giorno la storica via Oberdan, è stata organizzata dal Comitato “Il Palagio” per la riqualificazione del centro storico cittadino col coinvolgimento di Claudia Masini, pesciatina e grande appassionata d’arte e grazie al contributo dei negozianti del quartiere e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. «La nostra intenzione è stata quella di portare all’attenzione di tutti un quartiere come quello delle Capanne che di solito è un po’ bistrattato, considerato di basso livello e anche un po’ trascurato – spiega l’ideatrice Claudia Masini – avviando in qualche modo un’opera di riqualificazione».

Il concetto di “riqualificazione” non ha mancato di suscitare qualche critica in quanto il quartiere che circonda il Palagio è un quartiere storico, il primo nucleo abitato di Pescia, e qualche cittadino ha ritenuto la street art “troppo moderna” e quindi non propriamente “giusta” ai fini della riqualificazione. «La risposta della cittadinanza è stata in realtà molto entusiasta e positiva – riferisce Claudia Masini – e le critiche in proporzione abbastanza limitate e provenienti dalle solite persone che comunque non fanno che lamentarsi senza proporre e fare nulla. Il nostro obiettivo era quello di far rivivere una strada che di solito è poco visibile in quanto occupata dalle macchine e realizzare qualcosa che potesse rimanere. È stato bello vedere tanta gente passeggiare, fotografando oltre alle opere realizzate dagli artisti, anche i balconi e tutto ciò che lo caratterizza».

“Pescia street art” ha cercato di dare un volto nuovo ad un quartiere storico, non certo per snaturalo, ma per ricostruire attraverso una forma artistica moderna l’identità del quartiere delle Capanne fatto di mestieri, alcuni scomparsi come ad esempio quello del materassaio, ma che grazie alle pitture sulle saracinesche possono vivere nella memoria collettiva, sia di chi c’era che di non c’era. «È stato bello vedere anche molti anziani indicare le saracinesche e ricordare i mestieri che vi erano ospitati – ha sottolineato la Masini – inoltre ogni opera è stata contraddistinta da un fiore, un omaggio all’identità di Pescia che magari può anche rappresentare uno spunto per una prossima edizione».

Passeggiando per via Oberdan, da oggi sarà possibile ammirare la bottega del falegname, quella del fabbro, la sarta e la tintoria con rappresentazioni colorate e inequivocabili di tali mestieri. A realizzare le opere sono stati: Alessandra Marianelli, in arte Luchadora nata e cresciuta tra le colline toscane che della street art dice: «Aiuta a cambiare punto di vista perché è un movimento in continua evoluzione, cambia ogni giorno lo spazio pubblico che viviamo trasmettendo sempre messaggi diversi»; Maurizio Scabola torinese di nascita, trapiantato in Toscana, disegna dall’età di 5 anni e le sue opere murali sono disseminate tra Europa, America e Africa; il duo Brezza formato dalle artiste Rosmunda e Fiammetta, formate all’Accademia di Belle Arti di Carrara, la cui poetica si basa sulla semplicità delle piccole cose e sul potere simbolico delle immagini e di ciò che sono in grado di evocare in ognuno di noi; Marco Galli di Pietrasanta le cui opere e i cui personaggi si muovono sospesi in una dimensione surreale, ti osservano, vivono la quotidianità ma non fanno parte di questa realtà; Nian, giovane artista fiorentina la cui indagine artistica si rivolge principalmente alla femminilità e infine il canadese Rick Rojnic che attraverso l’arte riesce a trasformare i suoi processi inconsci in materia viva.

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