Il Tirreno

Montecatini

la storia 

«Mia moglie lontana e sotto le bombe»: dopo l'incubo è il momento dell'abbraccio

Simona Peselli
«Mia moglie lontana e sotto le bombe»: dopo l'incubo è il momento dell'abbraccio

La donna è riuscita a fuggire in treno da Kharkiv fino a Leopoli e presto potrà salire sul pullman per Montecatini

2 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. Una settimana lunga come sette anni. La paura che ti entra nelle ossa. Quell’ansia che non fa dormire e mangiare. Quando un affetto grande è lontano migliaia di chilometri e non puoi fare nulla per aiutarlo.

Alberto Baruzzi, 57 anni, operatore ecologico di Montecatini, non riesce ancora credere che questo incubo stia per finire. Sabato 5 marzo potrà riabbracciare sua moglie, bloccata in Ucraina dalla guerra.

«Ero veramente disperato – conferma Alberto – Galina era rimasta bloccata a Kharkiv, la seconda città più colpita dopo Kiev. Proprio giovedì della scorsa settimana era già pronta con la valigia alle prime ore dell’alba per prendere il pullman e tornare qua in Italia».

Ma quell’autobus Galina e la figlia non lo hanno potuto prendere perché in città non è mai arrivato. «Mi ha chiamato urlando che stavano bombardando e sparavano ovunque – aggiunge Alberto – e che lei e la sua famiglia, erano corsi al riparo nella metropolitana».

Così è cominciato il calvario di Galina in Ucraina e di Alberto a Montecatini, separati dalla distanza, ma non dall’amore. «Mi faceva chiamate che duravano pochi minuti, oppure mi inviava messaggi – ricorda Alberto – in sottofondo si sentivano sirene o bombardamenti. È stato terribile. Le urlavo di andare a ripararsi come poteva. E poi ogni volta le ripetevo di cercare di scappare in qualsiasi modo».

Ma trovare il modo di lasciare Kharkiv in sicurezza era quasi impossibile. «Appena cala il buio c’è il coprifuoco – spiega Alberto – e specialmente i primi giorni la popolazione era quasi incredula. Non poteva accettare quello che stava accadendo».

Quando il nostro ministro degli Esteri aveva invitato gli italiani a lasciare l’Ucraina non tutti avevano accettato.

«Avevo ripetuto a Galina di venire via – racconta Alberto – ma veramente non c’erano segnali concreti di un possibile bombardamento. La situazione è precipitata all’improvviso».

La svolta, mercoledì 2 marzo: «Per miracolo mia moglie è riuscita a salire su un treno diretto a Leopoli, a 70 chilometri dal confine della Polonia. Insieme alla figlia hanno fatto un viaggio terribile. Dentro vagoni stipati di donne e bambini che piangevano. Tutti terrorizzati e sconvolti per aver dovuto abbandonare mariti, fratelli, genitori e figli. Solo le donne possono partire, gli uomini dai 18 anni ai 60 devono restare a combattere».

Adesso Galina è al sicuro. In attesa di salire su un pullman che la riporti a Montecatini. Alberto non sta più nella pelle: «Finalmente potrò riabbracciarla. Grazie a Dio è andato tutto bene. Voglio lanciare un messaggio a tutti fatto solo di tre parole: pace pace pace».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini