Il Tirreno

Montecatini

Il giorno della memoria 

Un’intera famiglia uccisa ad Auschwitz. Le Pietre d’inciampo ricordano quella strage

Elena Guerri
Cassandra Bechini legge la lettera scritta da Mario e Renata D’Angeli (FOTO NUCCI)
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Cassandra Bechini legge la lettera scritta da Mario e Renata D’Angeli (FOTO NUCCI)

Il più piccolo, Massimo, aveva un anno. Ieri la cerimonia in via Grocco, di fronte alla casa dove abitavano i D’Angeli

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MONTECATINI. Mario D’Angeli nato a Mantova nel 1908 e assassinato ad Auschwitz nel 1943. Renata Fiorentini nata a Roma nel 1916 e assassinata ad Auschwitz nel 1943. Carlo D’Angeli nato nel 1938 e assassinato ad Auschwitz nel 1943. Massimo D’Angeli nato nel 1942 e assassinato ad Auschwitz nel 1943. Carlo, il maggiore dei figli, aveva appena quattro anni, mentre il più piccolo (al quale è intitolata la scuola materna di via Giovanni Bovio) aveva compiuto un anno proprio due giorni dopo l’arresto della famiglia, avvenuto il 5 novembre del 1943, a Montecatini.

Forse i giovani genitori Mario e Renata, di 35 e 25 anni, insieme alla nonna paterna Clara Rosa, avevano deciso di posticipare la fuga dalla città per festeggiare il compleanno del piccolo e quell’attesa, purtroppo, è risultata fatale, poiché l’intera famiglia, strappata via dalla loro abitazione nel centro di Montecatini, in via Grocco, fu prima trasferita in carcere a Firenze e, da lì, caricata su un vagone merci per un viaggio di sola andata verso il campo di sterminio. Dove trovarono una morte atroce da innocenti e non fecero mai più ritorno a casa.

Ieri, in occasione della Giornata della Memoria, si è svolta la cerimonia di ostensione delle cinque Pietre d’inciampo, collocate in via Grocco, proprio di fronte a quella che è stata l’ultima residenza della famiglia D’Angeli. Un’iniziativa promossa dalla consigliera Siliana Biagini, che ha presentato una mozione approvata all’unanimità dal consiglio comunale nel 2020, che vuole ricordare in modo emblematico e simbolico quanto vissuto da tutti gli ebrei durante la seconda guerra mondiale per sperare, per riflettere e per prendere coscienza di ciò che è avvenuto, lo sterminio, la Shoah. Presenti all’inaugurazione delle cinque Pietre d’Inciampo il sindaco Luca Baroncini, i due esponenti delle comunità ebraiche Leonard Robbins e Daniele Coen, le rappresentative degli studenti dell’istituto alberghiero Martini e dell’istituto Forti di Monsummano.

La cerimonia è stata aperta dalla lettura da parte della studentessa Cassandra Bechini dell’emozionante lettera scritta da Renata e Mario, datata 3 novembre 1943. La scoperta, compiuta recentemente dal professor Andrea Lottini, mette in luce le preoccupazioni dei coniugi D’Angeli: “Abbiamo saputo degli avvenimenti dolorosi (forse vi è un riferimento alla retata nel ghetto di Roma, ndr) - si legge nella lettera indirizzata sotto falso nome a una certa Emma - ci auguriamo che nessuno dei nostri intimi sia rimasto colpito. Anche noi pensiamo di dover cambiare aria, dati i continui allarmi aerei. Massimo domenica festeggerà il suo primo anno, ma sarà ben triste”. Un presagio, poi divenuto realtà, in quanto la famiglia D’Angeli intraprese insieme ad altre persone un viaggio senza ritorno verso il campo di sterminio. Un monito a prestare attenzione agli stereotipi e ai pregiudizi, troppo colpevoli di portare alla disgregazione sociale e alla mancanza di riconoscimento di una persona in un altro individuo, solo perché diverso.

La giornata commemorativa si è poi conclusa nella sala consiliare del Comune, con la presentazione del libro “Vite Sospese” del professor Lottini. Quest’ultimo, appassionato di storia locale, ha raccontato le storie delle famiglie ebree internare o sfollate nella provincia di Pistoia, e in particolar modo della famiglia Baumann e di Alberto Baumann, dipendente delle Terme di Montecatini, poi licenziato in seguito all’applicazione delle leggi razziali.

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di Redazione web