Gioco
Quelle cinque “Pietre d’inciampo” per ricordare la famiglia D’Angeli
Cerimonia davanti alla casa in cui vivevano padre, madre, nonna e due bambini deportati ad Auschwitz
MONTECATINI. «Se comprendere è impossibile – sosteneva Primo Levi – conoscere è necessario, in quanto ciò che è accaduto può ritornare». Ecco perché un piccolo blocco di pietra, di soli dieci centimetri per dieci, ricoperto di ottone lucente, costituisce un tassello importante della memoria collettiva se posto davanti alla porta di quella che fu l’ultima residenza di un deportato nei campi di sterminio. Un mosaico diffuso per l’Europa composto già da oltre 70mila formelle, con un unico scopo: non dimenticare tutte le vittime del nazismo.
Anche a Montecatini, in viale Grocco, all’altezza del numero 22, alle 15 di domani, 27 gennaio – anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, data in cui ricorre la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto” – ci sarà l’inaugurazione delle cinque “Pietre d’inciampo” che ricordano la famiglia D’Angeli e tutte le famiglie di origine ebraica residenti a Montecatini deportate nei campi di sterminio. Un’iniziativa voluta dal consiglio comunale, che, nel 2020, all’unanimità, decise la posa di “Pietre d’inciampo” per commemorare gli ebrei montecatinesi deportati ad Auschwitz.
“Una pietra. Un nome. Una persona”: è questa l’essenza del progetto ideato dall’artista tedesco Gunter Demnig, relativo alle Stolpersteine. Fermarsi un attimo, leggere i pochi dati essenziali costituiti dal nome, dall’anno di nascita, dal giorno e dal luogo della deportazione, fino alla data della morte, per riflettere e per far rivivere in un certo senso donne, uomini e bambini scomparsi così tragicamente. Grazie a ricerche storiche recenti è emerso che la famiglia D’Angeli, sfollata da Milano a Montecatini nel 1942, era composta dal padre Mario D’Angeli, direttore dei “Grandi magazzini Duilio 48”, posti allora in via Don Minzoni, dalla nonna paterna Clara Rosa Modigliani, dalla moglie Renata e dai figli Carlo, di soli quattro anni, Massimo, che non aveva neppure un anno. La famiglia D’Angeli fu arrestata il 5 novembre 1943 dai nazifascisti e portata via dalla loro abitazione di via Grocco 8 (oggi numero 22). Dopo essere stati condotti tutti a Firenze, il 9 novembre vennero caricati sul vagone 3 del convoglio merci che arrivò al campo di sterminio di Auschwitz il 14 novembre: nessuno di loro superò la selezione iniziale.
Nel 2019, in occasione dell’ultimo “Treno della Memoria” organizzato dalla Regione Toscana, gli alunni Mirko Pucci e Samuele Lika (accompagnati dalla professoressa Chiara Cecchi, dell’istituto Forti di Monsummano, insieme alle studentesse Angela della Corte, Aurora D’Angelo, Martina Caso, Luisa Ruotolo e Alessia Covalle), pronunciarono proprio i nomi di Carlo e Massimo D’Angeli durante la cerimonia di commemorazione al campo di Auschwitz-Birkenau.
Per conoscere e approfondire le vicende delle famiglie ebree della provincia di Pistoia sfollate o internate, dopo la cerimonia di domani il professore Andrea Lottini presenterà il libro “Vite Sospese”, nella sala del consiglio del palazzo comunale.
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