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Apre il baby pit stop per le neomamme Ma all’ospedale è crollo delle nascite

Maria Salerno

L’iniziativa di Comune e Unicef arriva durante la bufera per un nuovo depotenziamento del servizio pediatrico

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Maria Salerno

PESCIA. Sarà inaugurato oggi pomeriggio alle 15,30 al polo pediatrico “Sandro Bartoli” della Pubblica Assistenza di Pescia, il “baby pit stop”. L’iniziativa, proposta da Unicef, è stata inserita nel progetto “Allattamento al seno”, fortemente voluto dal Comune di Pescia che circa due anni fa ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Unicef Italia per l’adesione al programma “Città amiche dei bambini e degli adolescenti”.

I “baby pit stop” sono ambienti protetti nei quali le mamme possono allattare senza alcun problema i loro bambini, potendo provvedere in totale autonomia e tranquillità anche al cambio del pannolino e ad altri bisogni. “Con questa iniziativa vogliamo confermare la nostra attenzione verso i bambini e le famiglie, promuovendo un punto specifico per l’allattamento al seno, una pratica che Unicef consiglia e che ci trova pienamente d’accordo – dice l’assessore alle politiche sociali Fiorella Grossi – Ci auguriamo che questa opportunità venga colta e utilizzata da tante mamme del territorio, perché l’allattamento al seno contribuisce alla salute del bambini e delle loro mamme”.

Il polo pediatrico “Sandro Bartoli”, inaugurato nel 2020, comprende tre ambulatori pediatrici, un ambulatorio infermieristico, una sala d’attesa e locali destinati a servizi vari.

La vicepresidente Anna Bartoli ha dichiarato che con questa iniziativa si riconferma la vocazione pediatrica della struttura e ringrazia anche gli altri partner nonché i pediatri che hanno con convinzione sostenuto tale progetto.

Ma l’avvento del baby pit stop giunge in un momento molto delicato per la pediatria e neonatologia pesciatine. Dopo la decisione da parte dell’azienda sanitaria della soppressione dell’emergenza pediatrica notturna, adesso anche il punto nascita del Ss Cosma e Damiano sembra essere a rischio. La questione sarà portata all’attenzione del consiglio provinciale dal consigliere Oliviero Franceschi. «Dai dati in mio possesso i neonati al punto nascite dell'ospedale di Pescia sono stati 450 circa – ha sottolineato Franceschi - questo potrebbe far pensare alla Asl di prendere in esame (se già non lo sta facendo) la chiusura definitiva del servizio medico pediatrico e di conseguenza la morte del punto nascite a Pescia».

Il consigliere ha evidenziato come a fronte di una diminuzione complessiva delle nascite in tutta la Regione pari a circa il 5% circa, nel punto nascite a Pescia si sia toccato il punto più basso pari al 16%. «Visto che l'andamento demografico a Pescia e nei comuni vicini è pressappoco in linea con le medie toscane, mi viene da chiedere, come mai a Pescia un calo cosi significativo?» Nel 2021 ci sono stati a Pescia 459 parti, nel 2020 erano stati 553, nel 2019 571.

Franceschi sottolinea inoltre che a non fare crollare drasticamente il dato sono gli stranieri: un neonato su 3, infatti, non è italiano. Rispetto a 10 anni fa il dato si è più che dimezzato, le nascite nel 2011, infatti, furono 1140. Franceschi ha chiesto al presidente Giani e all'assessore Bezzini di dare risposte rassicuranti e certezze in merito al mantenimento del punto nascite a Pescia e dell'assistenza pediatrica continua «onde evitare che nelle future mamme nasca il sospetto che non esistano le condizioni ottimali per un parto sicuro e un'assistenza al nascituro completa e professionale».



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